CON LO SBLOCCA ITALIA RENZI PREPARA I FUNERALI DELL'ITALIA: guarda il video e capirai perchè

lunedì 29 febbraio 2016

un bicchiere di petrolio per tuo figlio... e la bufala della Conferenza sul clima di Parigi

Un bel bicchiere di petrolio

by JLC
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di Marco Boschini*
Prendete un bicchiere. Riempitelo di petrolio. Lo dareste da bere a vostro figlio? Perché il punto, in fondo, è proprio questo. Al banchetto del vivere quotidiano oggi ci sfamiamo a suon di plastica e carbone. Piatto unico, fonti fossili.
Però nel menù raccontiamo altro, come dei provetti storyteller. Vi ricordate la conferenza sul clima di Parigi? Sembra passato un secolo… Impegni, proclami, accordi. Tirando in ballo la Storia con la esse maiuscola ci siamo bevuti la favola della sostenibilità planetaria, vestita da green economy.
Poi si torna a casa, a ricreazione finita, e si ricomincia indisturbati a perseverare nell’errore. Da noi l’errore si chiama Sblocca Italia, nei tanti punti che lo compongono e nello specifico alla voce trivellazioni.
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Il 17 aprile andremo al mare a guardare un tramonto senza trivelle. Dopo aver votato Sì (articolo correlato Sì. Il tempo del petrolio deve scadere)
Tralasciando i pasticci istituzionali che ne hanno minacciato e depotenziato sul nascere la possibilità di valere sul serio, abbiamo oggi una grande opportunità: togliere il petrolio da quel bicchiere. Il 17 aprile bisogna andare a votare per esprimere un no secco alle trivellazioni, e alla strategia fossile di cui gronda questo governo.
È vero. Siamo stati derubati del plebiscito del 2011 sull’acqua pubblica. D’accordo, sembra una sfida impossibile avendo anticipato e disgiunto il voto dalle amministrative di primavera. Ma è anche per questo (proprio per questo) che dobbiamo vincere il muro diomertà mediatica che accompagnerà questo passaggio determinante per il futuro energetico (e democratico) del nostro paese.
In gioco non c’è (solo) l’ambiente, o la qualità della vita, o il modello di sviluppo. Che son concetti e obiettivi per lo più percepiti come generici, freddi, lontani. In gioco, io credo, c’è quel bicchiere pieno di petrolio. E nostro figlio e nostra figlia, un attimo prima di farglielo bere.

* coordinatore dell'Associazione dei Comuni virtuosi

venerdì 26 febbraio 2016

COMITATO NAZIONALE delle Associazioni "VOTA SI PER FERMARE LE TRIVELLE"

COMUNICATO STAMPA DEL NUOVO  COMITATO NAZIONALE delle Associazioni "VOTA SI PER FERMARE LE TRIVELLE" 
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Roma, 26 febbraio 2016
Comunicato stampa

17 APRILE 2016, REFERENDUM CONTRO LE TRIVELLE
E’ NATO IL COMITATO NAZIONALE “VOTA SI PER FERMARE LE TRIVELLE”
IL GOVERNO SCOMMETTE SUL SILENZIO DEL POPOLO ITALIANO! 
NOI SCOMMETTIAMO SU TUTTI I CITTADINI CHE SI MOBILITERANNO PER IL VOTO”

E’ nato il comitato nazionale delle associazioni “Vota SI per fermare le trivelle”. Lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare e votare SI per abrogare la norma (introdotta con l’ultima legge di Stabilità) che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere più scadenze.
La Legge di Stabilità 2016, infatti, pur vietando il rilascio di nuove autorizzazioni entro le 12 miglia dalla costa, rende “sine die” le licenze già rilasciate in quel perimetro di mare.

Far esprimere gli italiani sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale, è la vera posta in gioco di questo referendum. Il comitato nazionale si pone l’obiettivo di diffondere capillarmente informazioni sul referendum in tutti i territori e far crescere la mobilitazione, spiegando che il vero quesito è:“vuoi che l’Italia investa sull’efficienza energetica, sul 100% fonti rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione?”.

Il petrolio è una vecchia energia fossile causa di inquinamento, dipendenza economica, conflitti, protagonismo delle grandi lobby. Dobbiamo continuare a difendere le grandi lobby petrolifere e del fossile a discapito dei cittadini, che vorrebbero meno inquinamento, e delle migliaia di imprese che stanno investendo sulla sostenibilità ambientale e sociale?Noi vogliamo - dice l’appello del Comitato - che il nostro Paese prenda con decisione la strada che ci porterà fuori dalle vecchie fonti fossili, innovi il nostro sistema produttivo, combatta con coerenza l’inquinamento e i cambiamenti climatici.

Il Governo, rimanendo sordo agli appelli per l’election day (l’accorpamento in un’unica data del voto per il referendum e per le amministrative) ha deciso di sprecare soldi pubblici per 360 milioni di euro per anticipare al massimo la data del voto e puntare sul fallimento della partecipazione degli elettori al Referendum. Il Governo scommette sul silenzio del popolo italiano! Noi scommettiamo su tutti i cittadini che vorranno far sentire la loro voce e si mobiliteranno per il voto.

Primi firmatari del Comitato nazionale “Vota SI per fermare le trivelle”:
Adusbef, Aiab, Alleanza Cooperative della Pesca, Arci, ASud, Associazione Borghi Autentici d'Italia, Associazione Comuni Virtuosi, Coordinamento nazionale NO TRIV, Confederazione Italiana Agricoltori, Federazione Italiana Media Ambientali, Fiom-Cgil, Focsiv – Volontari nel mondo, Fondazione UniVerde, Giornalisti Nell'Erba, Greenpeace, Kyoto Club, La Nuova Ecologia, Lav, Legambiente, Libera, Liberacittadinanza, Link Coordinamento Universitario, Lipu, Innovatori Europei, Marevivo, MEPI–Movimento Civico, Movimento Difesa del Cittadino, Pro-Natura, QualEnergia, Rete degli studenti medi, Rete della Conoscenza, Salviamo il Paesaggio, Sì Rinnovabili No nucleare, Slow Food Italia, Touring Club Italiano, Unione degli Studenti, WWF.

Ufficio stampaComitato nazionale delle associazioni
Vota SI per fermare le trivelle” - Referendum 17 aprile 2016Monica Pepe, cell. 340 8071544

giovedì 25 febbraio 2016

LA FINE DEL PETROLIO E L'INIZIO DI UN'ERA RINNOVABILE

tratto da   http://comune-info.net/

Sì, il tempo del petrolio deve scadere

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Per una volta, Sì. Per una volta andremo a votare con convinzione e senza alcuno scetticismo, sapendo che il voto serve a decidere una vicenda semplice, concreta, importante quanto chiara. Il tempo concesso alle compagnie petrolifere per distruggere e avvelenare le coste, il mare, l’aria dei litorali italiani non può essere eterno. Sembra un’affermazione perfino banale, no? E invece non lo è, affatto. In primo luogo perché il senso politico  contenuto nel voto del 17 aprile va ben al di là del quesito referendario in senso stretto. Investe la difesa della terra, dell’acqua e dei beni comuni contro l’eterna avidità dei padroni del petrolio. E poi perché se quel voto non avesse una portata essenziale per una democrazia senza aggettivi, per una partecipazione sana e per la lotta al saccheggio del pianeta, non avremmo votato in aprile. Monica Pepe ce lo ricorda: l’Italia spende in finanziamenti pubblici agli inquinatori 42 volte il denaro che destina alle politiche climatiche. No, senza uno di quegli inviti che non fa affatto bene rifiutare, gli amici delle trivelle che siedono nelle istituzioni italiane non avrebbero buttato dalla finestra 360 milioni di euro per provare a convincere la gente a starsene a casa. Memori dell’invito rivolto da un governo che adorava il business e nutriva un’acuta forma allergica per la democrazia non meno di quello attuale, il 17 aprile noi andremo al mare. A guardare un tramonto senza trivelle e dopo aver votato Sì 
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di Monica Pepe
I cittadini e le cittadine italiani saranno presto chiamati a votare su una questione molto importante, l’abolizione delle trivelle all’interno delle dodici miglia dalla costa di tutti i mari italiani: Adriatico, Jonio, Tirreno.
Al Referendum del 17 aprile si voterà SI per impedire che le compagnie petrolifere possano sfruttare i giacimenti di cui dispongono senza limiti di tempo, questione che peraltro attiene al semplice buonsenso prima di incorrere nelle trappole della concorrenza e nelle direttive europee.
Questa battaglia è nata grazie ai Comitati No Triv (www.notriv.com), una bella pagina del nostro paese, di quelle che ti fanno ricordare che a fronte di tanti scempi e rassegnazione, i beni comuni in Italia sono una cosa seria non solo perché abbiamo un paese di rara bellezza ma perché abbiamo un movimento ambientalista fatto di persone competenti e appassionate.
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No triv Day, foto Manfredonia news
Per la prima volta nella storia del nostro paese dieci Regioni raccolgono la voce dei territori che rappresentano e la spinta dei movimenti che li abitano. Questo ne fa un Referendum particolare, un inedito esercizio diretto della democrazia che potrà avvalersi di una pluralità di modi di agire la politica – di solito contrapposti – combattere una leale competizione per raggiungere lo stesso obiettivo.
Non è stata altrettanto democratica la prova del Governo.
Renzi avrebbe potuto accorpare la consultazione alle elezioni amministrative di giugno con una semplice norma. Anticipare il referendum alla prima domenica utile per scongiurare che si raggiunga il quorum, costerà 360 milioni di euro di denaro pubblico, per ironia della sorte tanto quanto lo stato incassa dalle royalties delle trivellazioni in un anno, tra le più basse al mondo.
Tanto ci costa la paura di Renzi di perdere questo referendum. Il premier sa chesarà solo l’inizio di una serie di consultazioni che giudicheranno il suo operato nel merito delle cose (Costituzione, Scuola, Lavoro, Legge elettorale) e non le performance televisive che siamo obbligati a tracannare ogni giorno.
Allora prendiamo in prestito le parole di Renzi alla Conferenza del Clima di Parigi: “Agire ora” e mettiamole accanto ai dati del Coordinamento Free (Fonti Rinnovabili ed Efficienza energetica). Il 2015 è stato un anno in cui i posti di lavoro nel settore sono diminuiti da 37mila unità del 2102 a 26mila.
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L’Italia, secondo un’analisi di Oil change presentata in concomitanza con la Cop21,spende in finanziamenti pubblici agli inquinatori 42 volte il denaro che destina alle politiche climatiche. Ma allora cosa ci vengono a raccontare?
Perchè Renzi non dice concretamente quale futuro vuole dare all’Italia e ai suoi impegni contro il cambiamento climatico? Perchè invece di parlare di referendum della “disoccupazione” non dice qual è il suo piano nazionale sulle rinnovabili, dal momento che da sedici mesi l’eccesso di produzione petrolifera al mondo viene calcolato in 9-12 milioni di barili al giorno?
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Stanziati 546 miloni di dollari solo per incentivare fonti no Oil: leggi “Svezia, primo paese libero dal petrolio
Questo Referendum sarà il primo passo per garantire al nostro paese una strategia energetica nazionale basata su energie rinnovabili ed efficienza energetica, e ha la possibilità di renderci protagonisti di una svolta epocale nella produzione di energia pulita.
L’eventuale esito positivo non farà perdere neanche un posto di lavoro, verranno solo riportate a scadenza contrattuale precedente le concessioni già rilasciate, mentre oggi le compagnie possono estrarre senza limiti di tempo.
Turismo, pesca, agricoltura sono invece settori che perderebbero migliaia di posti di lavoro, come ogni altra economia locale.
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Sono sempre più evidenti i nessi tra i temi della guerra e l’urgenza di ridurre il consumo di energia: guarda il sorprendente video “La lavastoviglie e la guerra
La sfida è portare 26 milioni di italiani a essere protagonisti di una grande battaglia democratica che intende pensare alle generazioni future, a partire dal recupero del dominio dell’uomo sulla conoscenza della natura e non dell’esaurimento delle sue risorse.
Questione affatto separata da un modello di convivenza civile che non può prescindere dal rispetto della casa comune, il cui valore intrinseco si traduce in produzione materiale e sociale se non viene indicato come sovrapponibile o intercambiabile al cento per cento con interessi economici o di natura predatoria.

DA LEGGERE
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Come si dice No Triv in Brasile?  
E così il Brasile cerca di vendere l’Amazzonia ai petrolieri, ma su 266 concessioni di shale gas solo 37 sono state assegnate. La riduzione del prezzo del petrolio e le ribellioni delle comunità locali hanno sconvolto il mercato
Il successo del popolo abruzzese contro il progetto Ombrina
Non solo le nostre auto, anche cibo, abiti e telefonini dipendono dal petrolio. Sappiamo quindi chi ringraziare se, alle prossime violente piogge, provocate dall’aumento dei gas serra, tante case, strade e campi andranno sott’acqua
Tutti sanno perché lo scrittore nigeriano anti-trivelle fu impiccato
Il triangolo con Egitto, Israele e Libia che piace a governo ed Eni

mercoledì 24 febbraio 2016

La Francia dice basta alle trivellazioni. In Italia Renzi dice: "ancora, ancora...aah!"

 /  / di 

AMBIENTE & VELENI

Francia, stop alla ricerca petrolifera e investimenti nelle rinnovabili

Profilo blogger
Fisico, docente universitario, attivista ambientale
petrolio675
Il governo francese, su proposta del ministro dell’Ecologia e dell’Energia di Francia, Segolene Royalha deciso di vietare tutte le operazioni di ricerca petrolifera sul proprio territorio. Non cercheranno più petrolio da nessuna parte – una decisione monumentale. Visto che in Francia in questo momento ci sono 54 permessi esplorativi e 130 domande di ricerca di petrolio, più di 180 istanze assegnate o da assegnare finiranno nel dimenticatoio.
Segolene Royal ha ricordato che spera che il diniego di nuovi permessi esplorativi porterà nuovi investimenti nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica del paese. Dice anche che bloccare la ricerca di petrolio è una risposta naturale all’esigenza di diminuirne l’uso. La decisione verrà inglobata nell’Energy Transition Act, varato nel 2015 dalla Francia e che impone per il 2050 la riduzione dell’uso di energia del 50% rispetto ai livelli del 2012, e di un taglio del 30% dell’uso di fonti fossili entro il 2030.
Segolene Royal è stata da poco nominata presidente del Cop21, il ramo delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici. A gennaio era stata in visita in California, ad incontrare i leader dell’industria anche verde di questo stato, e poi all’Onu per discutere con il segretario generale Ban Ki Moon come fare per implementare al meglio le decisioni prese durante il summit del clima di Parigi. A New York disse: “Ogni nazione deve adesso trasformare gli impegni presi a Parigi in azioni concrete” e che l’Europa deve rimanere di esempio per altri paesi sulla transizione rapida verso l’energia pulita. Con questa decisione del no a tutti i nuovi permessi petroliferi, la Francia di Segolene Royal cerca di fare il suo primo passo.
La Francia diventa così la prima nazione d’Europa a vietare laricerca petrolifera nei propri confini nazionali. Nel 2011 i cugini d’oltralpe avevano già vietato il fracking, prima di tutti gli altri, dando l’esempio a Bulgaria, Germania ed Olanda che hanno successivamente adottato provvedimenti simili o comunque molto restrittivi sull’estrazione di shale gas.  In Francia la persona che si occupa di ambiente e di energia è la stessa persona. In Francia negli scorsi anni hanno approvato leggi o preso decisioni per facilitare la creazione di giardini sui tetti o per incentivarne la solarizzazione, per pavimentare le strade con pannelli solari, per aumentare le tasse sulle emissioni di Co2, e pure per diminuire la propria dipendenza energetica dal nucleare.
E in Italia? Possiamo per una volta pure noi prendere decisioni grandi e lungimiranti e non solo sulla scia delle proteste popolari, quanto invece dall’alto, con intelligenza e programmazione e per il bene del paese?

VOTA SI AL REFERENDUM NOTRIV-->>> INIZIA LA CAMPAGNA REFERENDARIA PER NON SOSTENERE IL FOSSILE RENZI: SI A UN FUTURO SOSTENIBILE

Oggi a Noto( Sicilia) alle ore 17,30 presso l'Ass. Sciami in via Rocco Pirri n.34  Prima Riunione organizzativa della Campagna Referendaria NOTRIV a cura del Coordinamento Notriv Sicilia Sud Orientale. 

martedì 23 febbraio 2016

Trivelle, dopo Petroceltic anche Shell rinuncia alle prospezioni in mare. Il golfo di Taranto tira un sospiro di sollievo

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Trivelle, dopo Petroceltic anche Shell rinuncia alle prospezioni in mare. Il golfo di Taranto tira un sospiro di sollievo

Trivelle, dopo Petroceltic anche Shell rinuncia alle prospezioni in mare. Il golfo di Taranto tira un sospiro di sollievo
Lobby
In una lettera inviata al ministero dello Sviluppo economico la multinazionale annuncia il dietrofront. Fra i motivi il calo del prezzo del petrolio, l'introduzione del limite delle 12 miglia per le ricerche e l'incertezza della politica italiana in tema di idrocarburi. Esultano i comitati No-Triv che dopo le Tremiti incassano un'altra vittoria
Shell Italia rinuncia alla ricerca di gas e petrolio nel golfo di Taranto, seguendo la stessa strategia della Petroceltic, che nelle scorse settimane ha abbandonato i progetti al largo delle Tremiti. Solo che mentre per la compagnia irlandese si trattava di una scelta obbligata (a causa della mancanza di capitali) per la Shell si tratta di una decisione ponderata.
In una lettera inviata al ministero dello Sviluppo economico la multinazionale ha annunciato il dietrofront rispetto a due istanze presentate nel 2009 e quasi in dirittura d’arrivo. Il calo del prezzo del greggio è sicuramente tra i fattori che ha portato a questo epilogo, ma non l’unico. La riperimetrazione delle aree interessate (imposta dalle norme contenute nella legge di Stabilità) e l’incertezza sulla strada che l’Italia vuole percorrere in tema di idrocarburi hanno contribuito al cambio di rotta. Anche geografico. Perché ora Shell punterebbe sul Medio Oriente. In particolare sull’Iran. Con la recente fine dell’embargo durato quasi quattro decenni, infatti, Teheran vuole recuperare il terreno perduto. Così la multinazionale potrebbe investire nel Golfo Persico quei 2 miliardi di euro che aveva intenzione di spendere nei progetti italiani.
La rinuncia di Shell Italia
I permessi di ricerca a cui rinuncia Shell Italia sono quelli per cui aveva presentato il 23 novembre 2009 le due istanze d 73 F.R-.SH e d 74 F.R-.SH, che interessano il golfo di Taranto. Si tratta di aree di mare al largo di tre regioni, CalabriaBasilicata e Puglia per le quali la legge di Stabilità e i conseguenti decreti del ministero dello Sviluppo economico, hanno imposto nuove perimetrazioni.
Le istanze originarie riguardavano un’area di 730 chilometri quadrati (diventati poco più di 609 secondo l’ultimo Bollettino Idrocarburi) più al largo e uno specchio d’acqua di 620 chilometri più vicino alla costa (ridotti a 153 in seguito a due diverse riperimetrazioni). Quindi si è passati da 1350 a 762, con una differenza di circa 588 chilometri quadrati per quello che era un unico grande progetto. “La prima domanda, la d 74 F.R-.SH interessava una zona marina a 6 miglia dalla costa e a 1,6 dalla ‘Secca di Amendolara’, sito di importanza comunitaria” racconta a ilfattoquotidiano.it Rosella Cerra del Coordinamento nazionale No-Triv. Un limite che si è poi spostato a 2,6 miglia dalla secca. Proprio poco dopo la presentazione delle istanze della Shell, il Governo Berlusconi bloccò i progetti entro le 12 miglia dalla costa. L’esecutivo guidato da Mario Monti lasciò invece uno spiraglio, salvando le procedure già avviate. La recente reintroduzione del limite delle 12 miglia ha portato a una nuova riduzione delle aree in cui è consentito cercare idrocarburi e, stavolta, la Shell ha deciso di gettare la spugna.
Nessuna strategia, nessuna sicurezza
Secondo Rosella Cerra, così come già accaduto per la Petroceltic alle Tremiti, la Shell potrebbe quindi essere stata scoraggiata anche dall’incertezza generale della strategia italiana nel settore della ricerca e della produzione di idrocarburi. “Sono diversi i cambiamenti normativi subentrati dal 2009 ad oggi – ricorda – e che hanno portato anche a cambiamenti sostanziali rispetto ai progetti presentati. Poi c’è la questione del referendum, un altro punto interrogativo per le multinazionali”. Proprio la Shell è stata al centro di una serie di decisioni che andavano prima in una direzione e poi in quella diametralmente opposta. Per i progettiora abbandonati, iI 13 ottobre scorso aveva ottenuto il parere favorevole dal ministero dell’Ambiente. In netto contrasto con quanto chiedevano le regioni interessate. “Poi c’è stata la levata di scudi delle dieci Regioni promotrici del referendum che ha costretto il Governo – ricorda a ilfattoquotidiano.it  il costituzionalista Enzo Di Salvatore – a rimettere quel paletto delle 12 miglia, con l’unico obiettivo di evitare il voto popolare”. Una stangata per la Shell che si è vista menomare il progetto iniziale. E c’è il nodo referendum. Che si farà: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto che indice la consultazione per il 17 aprile. “Non dimentichiamo, però, che non manca molto alla decisione della Consulta su altri due quesiti – ricorda Di Salvatore – quelli sulla durata dei permessi e sul piano delle aree. Una decisione che potrebbe cambiare le carte in tavola”. Per ora gli ambientalisti incassano l’ennesimo abbandono da parte dei petrolieri.
Le mire di Shell
E se i cambiamenti di rotta italiani fanno venire mal di testa anche alle multinazionali, altrove la situazione è ben diversa. Come diversa è la disponibilità di oro nero. La Shell, infatti, potrebbe avere intenzione di investire in Medio Oriente. Per la precisione in Iran, dove il potenziale è enorme. Prima della rivoluzione islamica, alla fine degli anni Settanta il Paese estraeva 6 milioni di barili al giorno. Nel 2015, dopo la guerra con l’Iraq, le sanzioni e l’embargo, la produzione è arrivata a 1,4 milioni di barili. Il governo di Teheran punta a recuperare terreno aumentando le forniture di circa 1 milione di barili al giorno nel prossimo anno. Per le multinazionali, tutta un’altra storia.

mercoledì 17 febbraio 2016

abbiamo scritto al Presidente Mattarella Sergio in merito al Referendum Notriv del 17 aprile 2016

MISSIVA INVIATA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA MATTARELLA il 16 feb 2016  

Gentile 

Presidente Mattarella firmando il Decreto che conferma la data del 17 aprile per il 

Referendum Notriv, lei si allinea ad un tentativo del Governo di far saltare tutto per 

motivi politici cercando di non far raggiungere il quorum per il pochissimo tempo a 

disposizione dei promotori di pubblicizzare lo stesso Referendum. Il Tentativo di 

boicottare di Renzi è molto chiaro ma così il Governo preferisce non confrontarsi sul 

merito del quesito ma piuttosto cerca di mettere i bastoni fra le ruote alle 9 Regioni e 

alle 200 Associazioni e cittadini che l'hanno promosso giocando sulle date della 

celebrazione del referendum e scegliendo la più vicina.... E se la Consulta accoglie il 

conflitto di attribuzione per gli altri due quesiti che facciamo ripetiamo il Referendum 

per gli altri due quesiti? Così il 17 aprile spendiamo circa 360 milioni di euro e per gli 

altri due ne spendiamo altri 360 milioni? Complimenti per la decisione!!

In un'epoca in cui sempre di più i cittadini si allontanano dalla politica e dal desiderio 

di incidere sulle decisioni importanti per il Paese, Invece di incoraggiare i cittadini 

alle espressioni di Democrazia diretta li state scoraggiando con queste vs. decisioni.

Complimenti

MATTARELLA FIRMA DECRETO PER REFERENDUM AL 17 APRILE: operazione concordata col cazzaro? VERGOGNOSO!!



REFERENDUM: GLI ITALIANI E LA 

DEMOCRAZIA SENTITAMENTE 

RINGRAZIANO!

Il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto di indizione del Referendum.
La data resta quella del 17 aprile.
Dunque, nessun Election Day. Nessun risparmio di 360 milioni di euro. Nessuna possibilità di informare adeguatamente i cittadini sui contenuti del referendum. 
Gli italiani e la democrazia sentitamente ringraziano!

Trivelle in mare, Mattarella firma decreto: referendum il 17 aprile, niente election day

Trivelle in mare, Mattarella firma decreto: referendum il 17 aprile, niente election day
Ambiente & Veleni


Il Colle fa sapere che per far svolgere la votazione nello stesso giorno delle amministrative servirebbe un'apposita legge. La consultazione riguarda la parte della legge che fa salve le autorizzazioni a estrarre idrocarburi fino alla fine della vita utile del giacimento



Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha firmato il decreto sulle norme in materia ambientale che indice il referendum popolareanti-trivelle per il 17 aprile. In questo modo viene ufficializzata la decisione del governo di non accorpare la consultazione con leamministrative. Scelta che ha suscitato le proteste del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che a ilfattoquotidiano.itha detto di essere “addolorato” e si è unito all’appello del presidente del Consiglio regionale della Basilicata Piero Lacorazza al capo dello Stato perché decidesse per l’election day. Lacorazza aveva lamentato anche che la data del 17 aprile “metterebbe a rischio l’applicazione della legge 28 del 2000 sulla par condicio, perché questa data non consentirebbe agli organi competenti di completare le procedure previste in tempo utile per far svolgere almeno 45 giorni di campagna elettorale, così come prevede la legge”.
Il Colle si chiama fuori facendo sapere che la firma è avvenuta in base al decreto 98 del 2011, che prevede la possibilità diabbinare tra loro referendum o elezioni di diverso grado ma non elezioni con referendum. Tant’è che per l’unico precedente diabbinamento referendum-elezioni, nel 2009, è servita un’apposita legge.
I cittadini sono chiamati a pronunciarsi sull’abrogazione della legge sulle trivellazioni limitatamente alle parole “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. La Corte costituzionale il 19 gennaio ha infatti dichiarato ammissibile solo il sesto quesito tra quelli promossi da Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto,Calabria, Liguria, Campania e Molise. Si tratta quello che si concentra sulla previsione che i titoli abilitativi già rilasciati debbano essere fatti salvi, appunto, fino a quando il giacimento si esaurisce.









...oh Renzi Renzi...dove ti sei cacciato!