lunedì 29 dicembre 2014

A quale Marziano credere?




                                            QUANDO IL PENSIERO POLITICO VIRA DI 180°                                            ( ...e magari si spera che nessuno se ne accorga...)


Ascolta e guarda l'On Bruno Marziano PD quando era contrario alle trivellazioni 


petrolifere nel Val di Noto che, in modo convinto, dichiara: "...CON LA PRIMA GOCCIA DI 


PETROLIO  TROVATA SI INNESCA NEL TERRITORIO UN MECCANISMO DI 


MUTAMENTO DELLE COSCIENZE, DI  CORROMPIMENTO DELLE COSCIENZE..ECC.." 


Invece oggi che fa?   

plaude alle trivellazioni nel Golfo di Siracusa ( che è sempre parte del Val di Noto)!      




solo qualche anno fà  dichiarava, MOTIVANDOLO BENE, tutto il contrario di quel che dichiara nel 2014! 

Ascoltiamolo e guardiamolo nel film "ballata ai petrolieri del 

Val di Noto" su         https://www.youtube.com/watch?v=3QoR70jKKh8      

 ...e poi ci leggiamo cosa dichiara oggi  su



siracusano-lo-annuncia-il-deputato-regionale-bruno-marziano/   

Ma perchè il trasformismo politico è così frequente in Italia?
 
 





l'illusionismo politico del Deputato Regionale Bruno Marziano

COMUNICATO STAMPA 
"L'ON. BRUNO MARZIANO E LA VEGA B"
 <<Su http://www.lagazzettasiracusana.it/siracusa-grande-opportunita-per-il-territorio-siracusano-lo-annuncia-il-deputato-regionale-bruno-marziano/ IL DEPUTATO REGIONALE SICILIANO BRUNO MARZIANO PD SEMBRA PRENDERE IN GIRO LA PROPRIA GENTE, POICHE FA DICHIARAZIONI SAPENDO DI DIRE COSE ASSURDE SULLA NUOVA PIATTAFORMA PETROLIFERA EDISON PREVISTA NEL GOLFO DI SIRACUSA :
afferma Bruno Marziano:
 
Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha firmato il decreto per la realizzazione di “Vega B". Si conclude un percorso di autorizzazioni teso a garantire il massimo rispetto per l’ambiente, la sicurezza totale della piattaforma e l’adozione di tutte le nuove tecniche utili a garantire la salvaguardia della fauna e della flora marina".
Se fossero vere le cose che dice quando Marziano parla di "MASSIMO RISPETTO DELL'AMBIENTE....SICUREZZA TOTALE DELLA PIATTAFORMA...TUTTE LE NUOVE TECNICHE UTILI A GARANTIRE LA SALVAGUARDIA DELLA FAUNA E DELLA FLORA MARINA..." non avremmo mai dovuto avere, solo quattro anni fà, il disastro ambientale del Golfo del Messico in Luisiana dove una esperta British Petrolium (BP) ha provocato il più grande disastro ambientale di tutti i tempi i cui effetti nell'Oceano Atlantico potete leggere e far leggere all'On Bruno Marziano e sono ancora incalcolabili (http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_ambientale_della_piattaforma_petrolifera_Deepwater_Horizon). Ricordiamo che la Piattaforma che causò il disastro era di proprietà della compagnia Svizzera Transocean e gli Svizzeri sono famosi per la loro meticolosità ed efficienza, non sono italiani....                BRUNO MARZIANO PRIMA DI DIRE CAVOLATE CIRCA LA "SICUREZZA TOTALE" DOVREBBE ESSERE PIù COSCIENZIOSO E NON METTERE A REPENTAGLIO LA SUA TERRA ED IL SUO MARE SPARGENDO I SEMI DELL'ILLUSIONISMO POLITICO .... LA SICUREZZA TOTALE NON ESISTE E DISASTRI COME QUELLO DELLA LUISIANA (USA) SONO SEMPRE POSSIBILI IN QUALSIASI MOMENTO E DISTRUGGEREBBERO IL TERRITORIO E UN'INTERA ECONOMIA TURISTICA CHE A FATICA SI FA AVANTI IN SICILIA...>>
 IL MODELLO DI SVILUPPO DELLA SICILIA DELLE MILAZZO, PRIOLO, GELA ED AUGUSTA  E' STATO UN FALLIMENTO PER LA SICILIA E LORO (PD & co.) LO STANNO RIPROPONENDO TAL QUALE, SOLO UN Pò ABBELLITO. 
MA I SICILIANI NON SONO SCEMI ED HANNO GIA SCELTO UN MODELLO DI SVILUPPO VERAMENTE SOSTENIBILE ED ALTERNATIVO A QUELLO FOSSILE CHE RI-PROPONGONO LORO CON IL LORO GOVERNO RENZI! LA LOTTA CONTINUA INSIEME AL COORDINAMENTO NAZIONALE NOTRIV, ALLA RETE SICILIANA NOTRIV, ALL'ANCI SICILIA, A TUTTE LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE E AL MONDO POLITICO PIù ILLUMINATO!!



Coordinamento NOTRIV SICILIA SUD ORIENTALE  c/o Ass. Sciami - Noto

lunedì 22 dicembre 2014

EMENDAMENTO BUFALA per le Regioni nella Legge di Stabilità 2015...


Nella Legge di Stabilità 2015 l'emendamento bufala di 

Matteo e il presidente dell'ARS On. Ardizzone esulta...


Ancora una presa in giro di Matteo Renzi: Con un emendamento bufala approvato ieri al Bilancio dello Stato prima dà facoltà alle Autonomie Locali di partecipare alle decisioni sulle ricerche petrolifere , ma in caso di disaccordo deciderà il CdM ovvero il Consiglio dei Ministri. Il potere delle Autonomie Locali continua ad essere pari a ZERO!! Non hanno potere di Veto e il Presidente dell'ARS Ardizzone esulta...ma forse non ha capito il senso dell'emendamento. leggi... clicca sulla foto per ingrandire


venerdì 19 dicembre 2014

Grande Partecipazione al SIT-IN Notriv a Palermo. 19 dic 2014. La lotta Continua contro lo "SBROCCA ITALIA" di Renzie


PALERMO 19 DIC. 2014 ORE 15,30 

Grande Sit-in  organizzato davanti a palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, a Palermo.    A manifestare i vertici dell'AnciSicilia, numerosi sindaci con la fascia tricolore, ambientalisti e comitati No-triv. "Il territorio sta chiedendo a gran voce al governatore Rosario Crocetta di impugnare l'articolo 38 in difesa della Sicilia, invece di puntare sull'elemosina delle royalties", dichiarano le associazioni ambientaliste. Il presidente di AnciSicilia, Leoluca Orlando, nei giorni scorsi, convocando l'iniziativa ha ricordato tra l'altro che nel canale di Sicilia, "preso di mira dai petrolieri, le aree in cui si intende posizionare le trivelle sono estremamente fragili data la presenza di sistemi vulcanici sommersi tutt'ora attivi". 

CONSIGLIO CMUNALE DI SCICLI OCCUPATO
MOMENTI DEL SIT-IN NOTRIV

MOMENTI DEL SIT-IN NOTRIV a

MOMENTI DEL SIT-IN NOTRIV 

MOMENTI DEL SIT-IN NOTRIV 

IL VAL DI NOTO NON PUO MANCARE
MOMENTI DEL SIT-IN NOTRIV 

IN VARI COMUNI SICILIANI INIZIATIVE NOTRIV DI OCCUPAZIONE DELLE SALE CONSILIARI 
Cresce l’opposizione delle Regioni e dei sindaci all’art. 38 del decreto Sblocca Italia che indica le trivellazioni come occasione per fare cassa a spese dell’ambiente, ipotecando lo sviluppo del turismo e della pesca sostenibile del Belpaese. Fai, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club Italiano e Wwf dicono che grazie alla loro azione congiunta «Sono già 6 le Regioni che hanno deciso di impugnare di fronte alla Corte Costituzionale entro il 10 gennaio la legge 166/2014 di conversione del decreto 133/2014 Bidona Italia. Hanno già risposto positivamente Abruzzo, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto. In quest’ultima regione il Presidente del Veneto, Luca Zaia, ha già dato incarico a due professionisti di formalizzare alla Consulta l’impugnazione di una serie di punti del Decreto Sblocca Italia, fra cui anche l’articolo 38. Questo e altri argomenti saranno portati il 23 dicembre prossimo all’approvazione della Giunta Regionale. Come sostenuto e richiesto dalle associazioni ambientaliste, le Regioni stanno decidendo di contrastare la forzatura dirigistica, voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico, e contraria al Titolo V della Costituzione, che bypassa l’intesa con le Regioni  e stabilisce corsie preferenziali e poco trasparenti per le valutazioni ambientali e per il rilascio di concessione uniche di ricerca e coltivazione di idrocarburi».
All’appello mancano Sicilia e Basilicata, ma cresce la protesta della gente e dei Sindaci che insieme agli ambientalisti chiedono ai due governatori del PD,  Crocetta e Pittella di «Non svendere il futuro del proprio territorio (in Sicilia nel mirino c’è il Canale di Sicilia e le aree a terra, soprattutto in provincia di Ragusa, e in Basilicata verrebbe ridotto “a schiavitù petrolifera” oltre la metà del territorio regionale) per una manciata di denari, che non valgono il rischio petrolio, come  ha dimostrato il disastro ambientale del Golfo del Messico provocato dall’incidente alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel giugno 2010 e il gravissimo incidente ad una condotta petrolifera nel Sinai israeliano ai primi di dicembre del 2014 – scrivono le associazioni in un comunicato congiunto – Bisogna ricordare che mentre le attività petrolifere  italiane varrebbero, secondo stime di Assomineraria,  lo 0,5 per cento del Prodotto Interno Lordo, l’Italia, secondo il rapporto “World Travel & Tourism Council”, ha ricavato nel 2013 dalle attività turistiche (compreso l’indotto) il 10,3 del proprio Pil».
Proprio in  difesa dei valori naturalistici e del paesaggio della Sicilia e per chiedere un progetto di sviluppo diverso che favorisca «le fiorenti attività legate al turismo e alla pesca» oggi a Palermo, a partire dalle 15.30, si tiene un sit-in organizzato da Anci Sicilia e Legambiente Sicilia e che vede l’adesione Greenpeace, Wwf,  Lipu, Italia Nostra, M5S, Comitati No-Triv e molte altre sigle dell’ambientalismo. Saranno presenti  il Sindaco di Favignana e presidente dell’Area marina protetta, Giuseppe Pagoto, ed i Sindaci di Palermo, San Vito Lo Capo, Santa Marina Salina, Lampedusa, Ustica e molti altri. Tutti i Sindaci si schiereranno con la fascia tricolore. «Il nostro no al petrolio è categorico – ha detto  Pagoto -, senza se e senza ma. Lo abbiamo detto in ogni circostanza, anche in audizione alla Regione al Presidente Crocetta. Ci sembra una scelta folle, ambientalmente insostenibile ed economicamente miope. I nostri veri giacimenti sommersi sono il turismo e la natura». Le associazioni ambientaliste sottolineano che «Il territorio sta chiedendo a gran voce al Governatore Rosario Crocetta, di impugnare l’art. 38 in difesa della Sicilia, invece di puntare sull’elemosina delle royalties». Il presidente di Anci Sicilia, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, convocando l’iniziativa aveva ricordato che nel Canale di Sicilia «Le aree in cui si intende posizionare le trivelle sono estremamente fragili data la presenza di sistemi vulcanici sommersi tutt’ora attivi».
«Il futuro della Sicilia non può, e non deve, essere ipotecato per quattro barili di petrolio – ha detto Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia – Autorizzare le trivelle significa, non solo mettere in atto un modello di sviluppo totalmente contrario a quello vincente, che punta sulla tutela e valorizzazione economica del nostro patrimonio paesaggistico e culturale, ma vuol dire anche mettere a repentaglio l’ambiente con il rischio di gravi incidenti, come già avvenuto nel Golfo del Messico nel 2010. Turismo, pesca, bellezza dei territori: queste sono le carte vincenti per un nuovo modello di sviluppo sostenibile, che contribuisca significativamente a combattere i cambiamenti climatici che stanno producendo sempre più spesso nel nostro Paese distruzioni e morte».
Anche nella Basilicata del (mancato) miracolo petrolifero,  alla testa la protesta ci sono i sindaci, a cominciare proprio da quelli della Val D’Agri, dove si estrae il 70% del petrolio made in Italy, ed un ampio fronte di cittadini, associazioni e  studenti ha portato la  protesta in Regione, dove il 4 dicembre il Consiglio regionale ha approvato  una risoluzione che chiede al presidente Pittella di impugnare le disposizioni dell’art. 38 che umiliano i poteri regionali,  ma solo dopo che si sia tentata una mediazione con il Governo per superare con una norma correttiva nella Legge di Stabilità 2015 o nell’atteso decreto “Milleproroghe”. Per gli ambientalisti  «C’è il forte rischio che questo modo di procedere possa dare adito ad una manovra dilatoria per poi non decidere nulla, vista la scadenza ravvicinata del 10 gennaio per l’impugnazione della legge di fronte alla Corte Costituzionale. Continua anche la mobilitazione #Sbloccafuturo #Bloccaildecreto delle associazioni ambientaliste in collaborazione con la Rete degli studenti medi e la raccolta delle firme, a cui hanno già aderito migliaia di cittadini lucani, per chiedere al Governatore Pittella di impugnare l’articolo 38 senza ulteriori indugi».
Fai, Greenpeace, Legambiente, Marevivo e Touring Club Italiano e Wwf ricordano che «Le disposizione dell’art. 38 del decreto legge n. 133/201 ora convertito nella legge n. 166/2014: 1) consentono di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi, senza che vengano individuate le priorità e senza che venga chiarito se il “piano delle aree”, come previsto dalle leggi vigenti, si applichi la Valutazione Ambientale Strategica; 2) trasferiscono d’autorità nel marzo 2015 le procedure di VIA sulle attività a terra dalle Regioni al Ministero dell’Ambiente; 3) compiono una forzatura rispetto alle competenze concorrenti tra Stato e Regioni, cui al vigente Titolo V della Costituzione, non prevedendo che sono necessarie “intese forti” con le Regioni; 4)  prevedono una concessione unica per ricerca e coltivazione, in contrasto con la distinzione comunitaria tra le autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi; 5) trasformano forzosamente gli studi del Ministero dell’Ambiente sul rischio subsidenza in Alto Adriatico, derivante dalle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, in “progetti sperimentali di coltivazione”; 6) costituiscono una distorsione rispetto alla tutela estesa dell’ambiente e della biodiversità, rispetto a quanto disposto dalla Direttiva Offshore 2013/30/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale».
- See more at: http://www.greenreport.it/news/comunicazione/trivellazioni-petrolifere-6-regioni-contro-sblocca-italia-sicilia-basilicata-tentennano/#prettyPhoto

venerdì 12 dicembre 2014

GIORNATA DI MOBILITAZIONE NOTRIV IN TUTTA LA SICILIA IL 19 DIC 2014. A PALERMO IL CUORE DELLA GIORNATA NOTRIV


COMUNICATO STAMPA 


Giornata di mobilitazione contro le trivelle il 19 dicembre in tutta la Sicilia

I comitati e le associazioni della Rete Regionale No Triv hanno organizzato una serie di iniziative che si svolgeranno in contemporanea a Palermo e nelle città dell'Isola che sarebbero maggiormente colpite dalle conseguenze delle attività di trivellazione (tra le quali Licata, Scicli, Noto, Siracusa). A Palermo la Rete No Triv parteciperà con delegazioni provenienti da tutta l’Isola al presidio organizzato dall'ANCI Sicilia davanti a Palazzo d'Orleans, a partire dalle 15.30.
I Siciliani sono in fermento, le popolazioni locali hanno dato vita a numerosi comitati spontanei e altre realtà organizzate stanno nascendo in tutta l'Isola contro le politiche legate alle energie fossili.
Comitati e associazioni, collegati attraverso la Rete Regionale No Triv, stanno portando avanti, insieme e fino in fondo, la battaglia contro le attività di ricerca e coltivazione, on-shore e off-shore, di idrocarburi liquidi e gassosi, nonché contro le nocività causate dalle industrie di raffinazione.
Le istanze dei territori, in opposizione alle politiche fossili e di falso sviluppo dei governi di Rosario Crocetta, Matteo Renzi e dei loro predecessori, sono ferme e non negoziabili: blocco immediato del progetto “Off-shore Ibleo”, avvio del risanamento dei territori devastati dalle raffinerie, impugnazione, presso la Corte Costituzionale, dell'articolo 38 della legge ex-decreto Sblocca Italia entro il 10 gennaio 2015.



Firmato
 la Rete Regionale Notriv

Approfondimenti e Info su FB  “Rete NO TRIV siciliana”  o www.comitato-notriv.blogspot.it    o  www.notriv.blogspot.it           



...ma nelle mani di chi è la Sicilia?



DICIAMOLO FRANCAMENTE....


...diciamolo francamente: il Ricatto di Crocetta ai deputati ha funzionato, sintetizzando: "...se voi bocciate le cose che sto facendo riguardo alle politiche degli idrocarburi e con l'ENI, sfiduciate il mio governo e andiamo tutti a casa!".Quelli hanno avuto paura che fosse vero e non hanno voluto calcare la mano e votargli contro. Morale: Ci troviamo così con un'Assemblea Regionale che ha dovuto negare se stessa nelle ben quattro mozioni Notriv che aveva approvato nell'ambito della 4° Commissione Ambiente. E ora attende che il Governo Renzi faccia marcia indietro su quel vergognoso art 38 della legge 164/2014 ( Sblocca Italia) che spoglia le Autonomie Locali di tutte le possibilità decisionali, anche in barba allo Statuto Autonomo Regionale della Sicilia. leggi l'articolo e comprendi nelle mani di chi siamo finiti!!

11/12/2014 09:11:00 da www.tp24.it

Trivelle in Sicilia, l'Ars ieri ha approvato un ordine del giorno


 Dopo quasi tre ore di dibattito, l'Ars ha approvato un ordine del giorno sul tema delle trivellazioni, firmato dai capigruppo della maggioranza, che impegna il governo "a mettere in atto ogni azione utile affinché i piani che disciplinano l'utilizzo delle aree territoriali non siano stabiliti con provvedimenti adottati unilateralmente dal governo nazionale ma piuttosto con il coinvolgimento delle autonomie locali e, dunque, della Regione siciliana in sintonia con le disposizioni e le prerogative dello statuto regionale".
La votazione premia l'impegno del presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, che nel corso della seduta più volte ha richiamato la contrarietà manifestata dalle altre Regioni verso l'art.38 dello 'Sblocca Italia' che accentra sullo Stato le competenze sulle autorizzazioni. Tuttavia, l'odg non è stato votato all'unanimità, nonostante Ardizzone abbia chiarito che il provvedimento andava a integrare l'ordine del giorno approvato nei giorni scorsi, a firma M5s, che impegna il governo a proporre ricorso alla Corte Costituzionale proprio contro l'art. 38 per violazione delle competenze delle Regioni.
Durante il voto, i deputati Nello Musumeci e Gino Ioppolo di Ld, Giorgio Assenza (Fi) e i parlamentari del M5s hanno lasciato l'aula. L'odg approvato questa sera inoltre impegna il governo "ad adoperarsi affinché si proceda all'instaurazione di appositi tavoli di confronto politico-istituzionali tra soggetti rappresentanti del governo nazionale e del governo regionale, con il coinvolgimento anche degli enti locali, onde poter pervenire alle necessarie modifiche dell'art.38" e "ad adottare ogni iniziativa utile e idonea a tutelare, in particolare, gli interessi della Regione siciliana alla salvaguardia dell'integrità e della sicurezza del proprio patrimonio ambientale ed, al contempo, ad assicurare, nel rispetto del principio di autonomia finanziaria, il riconoscimento della titolarità della Regione siciliana al gettito delle imprese connesse all'attività di estrazione".
Ardizzone ha sottolineato che il termine per impugnare l'art.38 dello Sblocca Italia scade il 10 gennaio, auspicando che se entro quella data il governo Crocetta non dovesse raggiungere l'obiettivo della modifica della norma attraverso il confronto con lo Stato, la Regione siciliana dia seguito all'odg del M5s che prevede il ricorso alla Corte Costituzionale.

giovedì 11 dicembre 2014

APPUNTAMENTO A PALERMO IL 19 DIC 2014 ORE 15,30 Palazzo d'Orleans

CONTINUA LA MOBILITAZIONE NOTRIV. Adesso sono i Sindaci siciliani che organizzano!!
 l'ANCI Sicilia con in testa Leoluca Orlando hanno indetto una manifestazione di protesta per il 19 dicembre a Palazzo d'Orleans  a Palermo ore 15,30. 
 Chiediamo a Tutti i Siciliani NOTRIV di non avere scuse e partecipare in massa.

 L'atteggiamento imperiale di Crocetta è divenuto insopportabile e la nostra Terra non può diventare il trampolino di rilancio dell'ENI e il Protocollo che hanno firmato il Sig. Crocetta e l'ENI è carta straccia!!  

lunedì 8 dicembre 2014

hai a cuore la Sicilia...ma anche l'Italia? VIENI A PALERMO. Anche l'ANCI SICILIA aderisce alla nostra MANIFESTAZIONE NOTRIV del 9 12 2014 a PALERMO


Se anche per te la Sicilia non è in Svendita condividi questo messaggio. Grazie di cuore. 

L'ANCI SICILIA (Ass. Comuni di Sicilia) ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE-ASSEMBLEA NOTRIV DI PALERMO del 9 dicembre ore 16 CONTRO LO "SBLOCCA ITALIA".  LO HA VOTATO ALL'UNANIMITA'. LO HA DICHIARATO iL SINDACO LEOLUCA ORLANDO ieri a Palermo. Infatti ieri vi è stato un importante momento di confronto nell'ambito di "Fai la Cosa Giusta",fiera regionale del consumo critico e dei nuovi stili di vita, con tanta gente ad ascoltare. Per un Piano Energetico Regionale che escluda il Fossile,per ridurre i Rifiuti, per il diritto all'acqua pubblica che Renzie vuole ri-privatizzare, insomma per un modello di sviluppo che non sprechi più le Risorse, Sobrio e che crei sviluppo duraturo sulle ricchezze pulite della Sicilia ecc. Per la Rete dei Comitati Notriv siciliani ha parlato Salvatore Mauro, che-intervenendo- ha invitato i numerosi presenti a partecipare martedi con noi.                                                                                                                                                          l'ANCI Sicilia, indi, aderisce alla nostra Iniziativa e lo ha deciso al'unanimità, compatta. Non sappiamo in quanti  saranno fisicamente presenti. Ma per noi questa è una notizia importante. Poichè I sindaci rappresentano le popolazioni locali e le Istituzioni e dimostra che le Comunità locali non vogliono il Progetto Fossile di questo Governo Nazionale di Matteo Renzi e sono per un diverso modello di sviluppo. Appuntamento a Martedi alle 16 a palazzo dei Normanni. Ecco le foto di ieri a Palermo....

PASSAPAROLA! 




venerdì 5 dicembre 2014

NASCE LA "RETE REGIONALE NOTRIV": APPUNTAMENTO A PALERMO 9 DICEMBRE ORE 16 A PALAZZO DEI NORMANNI. TI ASPETTIAMO!



PRESA DI POSIZIONE DEI COMITATI E ASSOCIAZIONE CONTRO LE TRIVELLAZIONI E LO SBLOCCA ITALIA PIU IN GENERALE CHE RAPPRESENTA IL NUOVO PERICOLO PER L'ITALIA


Il documento che segue è un non-documento, non è una 

piattaforma politica di movimento, è un pretesto più di forma 

che di sostanza per censire le realtà che vogliono 

condividere un percorso.


E' centrato sulla questione dello sblocca-italia, non perchè 

sia esaustiva, ma perchè ci sarà una votazione sul tema e 

può essere considerata come punto di partenza.

Sono invitati a dare la loro adesione tutti i comitati e le 

associazioni, l'adesione può essere data inviando un'e-mail 



valledeltortorone@gmail.com




giovedì 4 dicembre 2014

mercoledì 3 dicembre 2014

LA PANTOMIMA SI-TRIV DEL GOVERNO REGIONALE SICILIANO. DA IERI IL MOVIMENTO NOTRIV SICILIANO SARA PIU COMPATTO

E' stata definita PANTOMIMA quella che sta combinando il Governo siciliano di Crocetta:
Ieri la suo Vice Lobello ha continuato a tessere le lodi dell'accordo con l'ENI che addirittura vincolerebbe i prossimi parlamenti e i prox governi regionali a " garantire un quadro di stabilità normativa..." per garantire serenità all'Eni ed alle sue consociate per circa 12-15 anni ( è una follia pura vietare ai prox parlamenti e governi di dire la propria sul tema delle trivellazioni in sicilia... con quale norma costituzionale si può garantire tale assurda pretesa di "stabilità del quadro normativo"? Ma per Rosario Crocetta, che ormai annaspa, è possibile). Ci dicono sia incazzatissimo per i voti contrari a lui in Commissione Ambiente per ben due volte e 4 votazioni. Le Commissioni ricordiamo che in piccolo rappresentano l-Assemblea Regionale che nelle sue votazioni dovrebbe ratificare quelle 4 votazioni. Se non lo facesse sarebbe  come smentire se stessa. 
Ieri in Commissione Ambiente, presieduta da Giampiero Trizzino,  sono state votate altre due mozioni che dicono STOP a nuove trivellazioni in Sicilia: si è deciso a maggioranza di impugnare [...col PD spaccato] l'art 38 dello Sblocca Italia e farsi promotori con le altre regioni di un referendum per la sua abolizioni. Questo ha fatto andare su tutte le furie il "Governatore"( a questo punto definito tra virgolette) che si sentiva di fare il bello e il cattivo tempo con ENI e i petrolieri in genere passando sopra la testa del Parlamento e dei Siciliani tutti. 
 Infatti IERI E INIZIATA LA MOBILITAZIONE DEI COMITATI E MOVIMENTI NOTRIV SICILIANI CHE SI SONO DATI APPUNTAMENTO DAVANTI AL PARLAMENTO SICILIANO. <<NOI CI SIAMO E CI SAREMO SEMPRE PIU NUMEROSI DA OGGI IN POI>>.
UN-ASSEMBLEA HA DATO IL VIA ALLA <<RETE UNICA DEI COMITATI NOTRIV E CONTRO LE DEVASTAZIONI AMBIENTALI >>.  
APPUNTAMENTO A MARTEDI 9 DICEMBRE ANCORA PIU NUMEROSI PER SOSTENERE LA PARTE DEL PARLAMENTO CHE HA DETTO BEN 4 NO A CROCETTA, con BEN 4 MOZIONI CHE CHIEDONO LO STOP TRIVELLAZIONI.
 ECCO LE FOTO DI IERI




domenica 30 novembre 2014

PRESIDIO NOTRIV ALL' A.R.S. martedi 2 dicembre ore 16.00


APPELLO A CHI VOLESSE PARTECIARE MARTEDI AL 

PRESIDIO ALL'ARS: E' questo un momento molto 

importante per l'Italia:

4 Regioni hanno dichiarat che impugneranno l'art 

38 dello SBLOCCA ITALIA chiedendo un referendum 

abrogativo alla Corte Costituzionale: Ma per il 

Referendum ci vogliono almeno 5 Regioni. La Sicilia 

potrebbe essere la 5°. la Commissione Ambiente due 

settimane fa votò a grande maggioranza l'impugnazione 

di quell'articolo 38 che spoglia le Regioni e i Sindaci 

della possibilità di decidere sul loro territorio poichè il 

Governo nazionalista con l'art 38 l'ha avocato a se 

secondo modalità precise... Ora l'A.R.S.( che ha 

ascoltato, la settimana scorsa, le motivazioni del 

Governo Regionale sul protocollo di Intesa Regione-ENI 

su cui il Parlamento non sapeva nulla) chiede conto e 

dovrà valutare l'opportunità di chiedere il Referendum 

abrogativo alla Corte Costituzionale. Martedi ci sarà la 

seduta in cui il Parlamento dovrà esprimersi. Bene 

Martedi alle ore 16 si sta organizzando un Presidio 

davanti al Parlamento Siciliano a Palermo da parte di 

tutti i Comitati Notriv siciliani, Associazioni, Cittadini 

che vogliono far sentire la loro voce forte e determinata

 contro le trivellazioni gas-petrolifere e il modello di 

sviluppo fossile che il Governo nazionalista del Sig 

Renzi e dell'amico Crocetta vorrebbero imporre. Saremo 

lì. Chi volesse unirsi può chiamare al 3283595673 

ovvero 3335700614. Ti aspettiamo

ECCO QUEL CHE PENSIAMO SUL PROTOCOLLO DI GELA CROCETTA/ ENI; ...e il Parlamento Reg all'oscuro di tutto!!!



                  ANNOTAZIONI SU PROTOCOLLO D'INTESA PER L'AREA DI GELA
sottoscritto presso il MISE in data 6 Novembre 2014
 Gentili Signore e Gentili Signori,
l'ennesimo protocollo d'intesa sottoscritto presso il MISE dalla Regione Siciliana, dalle principali organizzazioni dei sindacati dei lavoratori, da ENI, ecc., si presta a numerosi rilievi critici.
Con l'Intesa si risponde ad un problema drammaticamente reale in modo errato e contraddittorio.
Il dato reale su cui tutti dobbiamo ragionare con grande senso di responsabilità, è rappresentato dalla crisi della raffinazione in Sicilia e nell'intera Penisola.
Il settore registra in Italia un over capacity che l'ICC (International Chamber of Commerce) stima in 40 milioni di tonnellate, che equivalgono al prodotto di quasi 7 raffinerie messe assieme, e le cui cause profonde -mai abbastanza indagate- sono da ricercare negli eccessivi investimenti effettuati negli anni '80 in nuova capacità di raffinazione (si ebbero perfino casi di nuovi impianti mai entrati in esercizio), nel cambiamento nella disponibilità dei greggi sui mercati internazionali e nella progressiva sostituzione dell'olio da parte del gas naturale nella generazione elettrica.
La concorrenza dei competitors del Far East e dei biocarburanti e la flessione della domanda, ingenerata dalla perdurante crisi economica, hanno fatto il resto.
Che non si tratti di crisi passeggera lo ricorda lo studio "Elementi sulla Raffinazione Europea", redatto dal World Energy Council - Comitato Nazionale Italiano:"… se guardiamo al medio lungo termine, le prospettive per il settore europeo della raffinazione sembrano confermare un ridimensionamento del ruolo dei prodotti petroliferi all’interno dei consumi energetici dell’Unione Europea".
Paradossale e contraddittorio, quindi, che l'Intesa punti, da un lato, a far fronte alla crisi dello stabilimento di Gela optando per l'uscita dal settore della raffinazione dell'olio, mentre dall'altro preveda, al contempo, l'aumento della produzione di idrocarburi liquidi e, contestualmente, l'incremento della produzione di gas naturale, che è concorrenziale/sostitutivo al petrolio nel settore della generazione elettrica.
Volendo ricorrere ad una metafora, è come se il medico volesse alimentare il male che affligge il paziente e, nel mentre, aiutarlo a guarire!
Inoltre, la soluzione proposta nell'intesa è l'ennesimo déjà vù. Ripropone un percorso di "sviluppo" che la Sicilia e tutti i Sud del Mondo hanno imparato a conoscere, a caro prezzo, nel corso della loro storia: concessione dello sfruttamento delle risorse e del territorio alle aziende (prima di Stato ed oggi, nella meno peggiore delle ipotesi, partecipate dallo Stato) in cambio di progetti di crescita industriale ed occupazionale che il tempo ha poi condannato al fallimento, lasciando in eredità nuove povertà, nuova disoccupazione, degrado ambientale, peggioramento dell'aspettativa di vita, ecc..
Secondo l'Intesa, il mantenimento dei livelli occupazionali nello stabilimento di Gela, la difesa del know-how delle maestranze e la rivitalizzazione dell'indotto son tutte cose che passano attraverso la creazione di un nuovo polo della chimica verde che in Sicilia dovrebbe il suo punto di forza nella produzione "sostenibile" di biocarburanti derivati dalla lavorazione dell'olio di palma.
Quanto è sostenibile, in termini economici ed ambientali, la nuova filiera "green" richiamata nel Protocollo, su cui si vorrebbe costruire il futuro industriale di Gela?
Sarà sufficiente qui ricordare come l'olio di palma venga procacciato mediante la pratica selvaggia del "land grabbing", inglesismo che indica l'accaparramento selvaggio, da parte di pochi, di terreni agricoli nei Paesi in via di sviluppo, che produce impatti sulla deforestazione, sulla degradazione del suolo, sugli eco-sistemi e, soprattutto, sulla sicurezza alimentare delle popolazioni private dei loro terreni agricoli.
Ogni secondo un paese povero vende o dà in concessione a un investitore privato un’area di terra grande come un campo da calcio.
Secondo un dettagliato dossier stilato da Actionaid,  l'Italia svolge un ruolo di primo piano nell'accaparramento di terre, nel settore delle energie rinnovabili, in quello petrolifero e prevalentemente per biocarburanti, acquistando terre in Africa.
In particolare, secondo l'organizzazione GRAIN.ORG, ENI ha investito 700 milioni di dollari per avere accesso a 92.000 HA da destinare alla coltivazione dell'olio di palma (paesi interessati: Congo ed Angola). Si tratta di una stima per difetto, giacché non sono disponibili i dati relativi al Mozambico.
Il progetto congolese di ENI punta alla produzione di 340.000 tonnellate/anno di olio di palma greggio con impatti che le organizzazioni per i diritti umani hanno definito in perdita di biodiversità, insicurezza alimentare, deforestazione, malnutrizione, malattie legate al degrado ambientale, ecc..
Il "land grabbing" all'italiana non coinvolge soltanto Congo, Angola e Mozambico, ma anche Senegal, Etiopia, Nigeria, Kenya, Guinea Konakry,  Madagascar, Algeria, Benin, Cameroun, Marocco, Ghana, ecc.. (Fonte: Eni’s investments in tar sands and palm oil in the Congo Basin).
Con il Protocollo si intende dunque arginare situazioni di crisi e depauperamento industriale creando nuova povertà e mettendo in pericolo il diritto al cibo delle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo africani, sconvolgendo gli eco-sistemi e contribuendo al Climate Change attraverso la deforestazione del Pianeta.
La risposta ai problemi economici del settore della raffinazione made in Italy e di una parte del nostro profondo Sud si gioca tutta sulla pelle e sul diritto alla vita del Sud del Mondo? Come può convivere questo scempio con la tradizione storica e culturale della Sicilia?
Da non sottovalutare inoltre che l’incremento delle attività di perforazione e quindi di coltivazione, qualora sciaguratamente dovessero andare in porto, comporterebbe un enorme aumento esponenziale delle connesse attività di raffinazione, di trattamento reflui delle cosiddette acque di strato, nonché dei pozzi di stoccaggio. Attività che se rappresentano da un lato costi notevoli per la compagnia proponente, d’altro canto rappresentano occasione di enormi profitti sul versante delle attività di trattamento chimico biologico ed essiccazione, da aggiungere ai fanghi dei rifiuti speciali provenienti da fuori regione.
 In questi giorni la Regione Basilicata, a seguito di rilevati tassi di radioattività presenti nei reflui trasportati con autobotti dal COVA (Centro Oli) di Viggiano presso gli impianti di trattamento di “Tecnoparco” spa di Pisticci Scalo (profitti giornalieri di 90.000 Euro medi) ha sospeso per un mese, in accordo con amministrazioni locali e privati, il funzionamento degli impianti, per consentire all’ARPAB di effettuare le dovute analisi.
Tutti si chiedono dove verranno trasportati i “rifiuti” speciali derivanti dal ciclo estrattivo (e non solo). La mappa degli impianti di trattamento non esclude Gela. Il derivato essiccato, inoltre, alimenta spaventose discariche speciali. Altro che “green energy” per la Sicilia!
La produzione da piantagioni di “guayule”, materia prima per ricavare la gomma, comporterebbe per ENI un duplice vantaggio: evitare di affrontare i necessari costi di bonifica di 5.000 ettari inquinati, beneficiando dei relativi fondi UE; capitalizzare un’ulteriore quota di consenso legata alla prospettiva di impiego di … circa cento unità lavorative. In realtà si tratta di una possibile ulteriore truffa per attrarre capitali (vedi effetti dell’art. 4 del cd “Destinazione Italia”), nonché di una palese sottrazione di suolo ad una più credibile pianificazione a gestione collettiva di un ciclo virtuoso di bonifica/riqualificazione/trasformazione (della canapa, ad es.) e vendita in circuiti estranei alla combustione.
Ma non è tutto.
Denunciate le contraddizioni dell'accordo e la sostenibilità farlocca della bio-raffineria che verrà, resta al fondo della questione il punto che rende l'Intesa particolarmente interessante per ENI: il notevole potenziale di crescita per le attività estrattive che il territorio siciliano (off shore compreso) è in grado di assicurare alla stessa ENI ed alle sue partecipate/controllate.
Ragionando in punta di diritto, non si è lontani dal vero se si afferma -come noi affermiamo- che talune previsioni dell'accordo costituiscono una palese violazione della normativa che tutela la libera concorrenza all'interno dei Paesi della U.E..
Infatti si chiede alla Regione di procedere alla semplificazione dei procedimenti amministrativi (dunque: di impegnarsi a modificare la legge regionale n. 14 del 2000), ma si rivendica anche il diritto di esercitare quelle attività in regime di sostanziale monopolio (o oligopolio), posto che nel protocollo si legge chiaramente che le attività petrolifere saranno esercitate direttamente da ENI (o da società riconducibili ad ENI) ovvero da società aventi la sede legale nel territorio siciliano.
Appare evidente che si è di fronte ad un accordo restrittivo della concorrenza, come tale vietato dall’Unione europea. D’altra parte, la direttiva 94/22/CE, che disciplina la materia, prescrive agli Stati membri di garantire che non vi siano discriminazioni tra le società petrolifere per quanto riguarda l’accesso alle attività; e dispone che la superficie di ciascuna area data in concessione debba essere determinata in modo da non eccedere quanto giustificato dall’esercizio ottimale delle attività medesime sotto il profilo tecnico ed economico.
Essa chiarisce, inoltre, che “le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative che conferiscono ad un unico ente il diritto di ottenere autorizzazioni in un’area geografica specifica, compresa nel territorio di uno Stato membro, sono abolite dagli Stati membri interessati prima del 1° gennaio 1997”.
ENI, come qualsiasi altra azienda privata, non è tenuta a rispondere a nessuno dei criteri di selezione del suo personale e dei suoi fornitori di beni e servizi, ma non può utilizzare questa sua discrezionalità come mezzo di scambio con una qualsiasi Pubblica Amministrazione nell'Unione per ottenere vantaggi particolari o scorciatoie, seppur nel rispetto formale della legge.
In materia di concorrenza -e non solo- la legge è uguale per tutti o non è.
Analogamente la Regione Siciliana (e neppure quella lucana o, prossimamente, anche sarda) non può sottoscrivere intese, protocolli o accordi che impongano discriminazioni tra soggetti economici in virtù del loro tasso di italianità, sicilianità, ecc..
Assomineraria ed ENI non possono richiedere che lo Stato e le amministrazioni territoriali sciolgano "lacci e lacciuoli" e, contemporaneamente, che lo stesso Stato e la Regione Siciliana creino corsie ad hoc ad uso e consumo di alcuni e a detrimento di altri.
A dispetto del nome e di certi imbonitori della politica nostrana, lo "Sblocca-Italia" non è cosa riservata soltanto a chi è italiano e per questo lo stesso Mattei, in perenne lotta con le Sette Sorelle e sostenitore accesso della nazionalizzazione della produzione elettrica e del settore estrattivo, lo avrebbe osteggiato[1].       .     
Piaccia o non piaccia, il Protocollo è dunque meritevole di censura  da parte dell'Anti Trust.
Andando invece a questioni di merito, appare ridondante -e per tale ragione ci asterremo dal farlo- richiamare quanto già emerso nel corso nelle numerose audizioni del Coordinamento Nazionale NO TRIV, svolte negli ultimi anni presso le competenti Commissioni di Camera e Senato.
Del resto, anche nel corso del dibattito all'interno dell'Assemblea Regionale Siciliana, sono emersi tali e tanti elementi che avrebbero dovuto indurre il Presidente Crocetta a desistere dal sottoscrivere sia l'Intesa, sia il successivo addendum, anche in virtù della mozione approvata a maggioranza dall'A.R.S., che impegna e vincola il Governo regionale a bloccare l'avanzata delle trivelle in Sicilia.
Il protocollo di intesa risale al 4 Giugno 2014. Sottoscritto tra regione Siciliana, Assomineraria, EniMed SpA, Edison Idrocarburi Sicilia Srl, Irminio Srl, ha enfatizzato lo strombazzamento retorico  della necessità di un rilancio degli investimenti in Sicilia che permettano “l'utilizzo razionale della risorse di gas e petrolio, intensificando gli strumenti dedicati alla sicurezza e al rispetto dell'ambiente”. Un investimento complessivo previsto di 2 miliardi 400 milioni di Euro in 4 anni, ricadute occupazionali stimate intorno alle 7000 unità. Prevista l'istituzione di un Comitato Paritetico finalizzato per l'accelerazione degli investimenti e per il monitoraggio delle prescrizioni ambientali e di sicurezza. Allora Crocetta si affrettò a dichiarare che ''con questo accordo contribuiamo al rilancio economico della Sicilia, al miglioramento della situazione finanziaria per effetto dell'incremento delle entrate relative alle royalties, alla fiscalità e diamo una risposta di tipo innovativo che rilancia fortemente l'occupazione con un progetto di investimenti ecosostenibili''
Sappiamo che in Italia alle multinazionali petrolifere viene garantito un regime normativo favorevole alla riproduzione di crescenti profitti, visto che non viene intaccato  il predominio delle quote del “dichiarato” estratto, al netto del gettito fiscale e dei costi estrattivi. Alle articolazioni decentrate dello Stato italiano (regioni e comuni) spetta il “concesso” 10% sotto forma di royalties (per le estrazioni in terraferma è applicata un’aliquota di royalties del 10% sulle quantità di petrolio e gas estratti, mentre per le estrazioni offshore le royalties si differenziano in due aliquote: 10% sulla quantità di gas naturale estratto e 7% sul petrolio), oltre al vantaggio che le stesse società hanno sulle franchigie petrolifere: le prime 50 mila tonnellate di olio prodotte annualmente in mare, cosi come i primi 80 milioni di metri cubi di gas, sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato. Con tali vantaggiose condizioni, è aperta alla grande l’assalto al Canale di Sicilia, dove tre piattaforme posizionate lungo le coste estraggono già il 62% di tutto il greggio ricavato dai fondali italiani.
 L’art. 3 del Protocollo Assomineraria prevede, quale specifico impegno della Regione Sicilia, di “intraprendere ogni utile iniziativa di collaborazione e semplificazione amministrativa volta ad assicurare che nello svolgimento degli iter autorizzativi relativi alle attività, così come verranno definite dal Comitato Paritetico, vengano rispettati i tempi procedurali dettati dalle norme vigenti” e “a ripristinare e mantenere, nel rispetto delle prerogative legislative e della volontà del Parlamento Siciliano, con particolare riferimento alle royalty, un contesto normativo stabile, in linea con le vigenti norme statali, tale da assicurare un ragionevole riferimento che permetta alle imprese del settore di programmare e portare a termine i Piani Industriali”.
Ma prima di  procedere a tale semplificazione, riguardante la legge 14/2000  è necessario scardinare alcune incongruenze del sistema amministrativo della stessa e che attualmente sono operanti. E’ da chiedersi, ad esempio, se L’URIG (Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia) Sicilia si può considerare realmente un organismo “terzo e indipendente”.  In teoria no, perché ha un interesse economico a concedere le autorizzazioni ( all’art.9, comma 2° della L.R. n.14/2000) derivante dalle royalties pagate dagli operatori sul petrolio e sul gas estratti. E contemporaneamente è l’organo di vigilanza nel settore estrattivo (idrocarburi e geotermia) con le funzioni di polizia giudiziaria ai sensi dell’art.5 comma 2° del D.P.R.128/59, per tali compiti applica le procedure di cuiD.lgs.-758/94 (Modificazione alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro) .
ENI chiede, quindi, alla Regione Sicilia di “dare piena e immediata attuazione agli impegni assunti.
Ma impegni assunti da chi? Esclusivamente dal presidente Crocetta, senza aver preliminarmente coinvolto, per richiederne mandato, l’Assemblea Regionale Siciliana ( organo della Regione che dispone di personalità giuridica, regolamenti autonomi, un proprio bilancio ed un proprio personale, distinti da quelli della Giunta regionale). Alla luce di quanto detto sopra, come si può pretendere che l’Assemblea Regionale Siciliana, preliminarmente esautorata nella formulazione del protocollo,oggi possa assumere l’impegno ad “intraprendere ogni utile iniziativa di collaborazione e semplificazione amministrativa…..”? A maggior ragione l’Assemblea Regionale Siciliana non può essere chiamata a garantire, “con particolare riferimento alle royalties, un contesto normativo stabile, in linea con le vigenti norme statali, tale da assicurare un ragionevole riferimento che permetta alle imprese del settore di programmare e portare a termine i Piani industriali”  presumibilmente per i prossimi 10-15 anni. … visti i vantaggi economici conseguenti all’incremento delle produzioni”.
Il Presidente della Regione Crocetta ha sottoscritto tale protocollo impegnando  L’Assemblea Regionale Siciliana, che  è un organo della Regione che, analogamente ad altri organi di rilevanza costituzionale, dispone di personalità giuridica, di regolamenti autonomi, di un proprio bilancio ed un proprio personale, distinti da quelli della Giunta regionale.
In maniera spudorata ed aperta, quanto ricattatoria, Eni ed Assomineraria hanno costretto le parti contraenti a modificare ad ulteriore ribasso le previsioni delle royalties, che in giro di boa in un solo anno sono passate (sotto l’egida politica dello stesso “governatore”) dal 20% al 13%, per tornare all’allineamento al ribasso, “nel rispetto delle prerogative legislative e della volontà del Parlamento Siciliano”, s’intende … delle quote stabilite per tutte le regioni a statuto ordinario.
Con buona pace  della Legge Regionale n 14 del 2000 e … dell’autonomia siciliana, quella stessa autonomia che viene cancellata per effetto dell'art. 38 della legge di conversione dello "Sblocca-Italia".
Come già chiarito dal costituzionalista Di Salvatore, lo "Sblocca - Trivelle" si applica anche alle Regioni a Statuto Speciale. Infatti: < La ragione per cui lo Sblocca-Italia dovrebbe dirsi applicabile anche alle Regioni a Statuto speciale è quella posta in luce dalla Corte costituzionale nel 1991: la realizzazione delle opere e delle attività contemplate dal decreto risponderebbero ad un interesse nazionale e per questo esse sarebbero strategiche, di pubblica utilità, indifferibili e urgenti. La qual cosa legittimerebbe la c.d. “attrazione in sussidiarietà” da parte dello Stato. D’altra parte, l’art. 38 dello Sblocca-Italia questa volta lo dice espressamente: il titolo concessorio unico è accordato con decreto del Ministro dello sviluppo economico, previa intesa con la regione o la provincia autonoma di Trento o di Bolzano territorialmente interessata. E il riferimento a Trento e Bolzano lascia, appunto, intendere che la disciplina del procedimento trovi applicazione anche alle Regioni a Statuto speciale >.
Ciò premesso, appare doveroso che il Presidente Crocetta e la Giunta deliberino al più presto di impugnare l'art. 38 della Legge 164/2014 o che, in caso di loro inerzia, vengano indotti a farlo dall'Assemblea Regionale Siciliana attraverso lo strumento della risoluzione.
Lo chiede a voce alta la comunità siciliana; lo esigono i numerosi Comuni che con formali atti deliberativi hanno chiesto alla Regione di "rappresentarli" in un eventuale contenzioso presso la Corte Costituzionale. Lo impone, infine, la secolare tradizione culturale della nostra Regione, incentrata sul rispetto dell'uomo e dell'ambiente, in contrapposizione allo sfruttamento indiscriminato delle risorse e del territorio.
[1] Dal discorso pronunciato alla Camera il 26 ottobre 1949: "… Prima di entrare in dettagli di discussione, vorrei far presente alla Camera dei Deputati cosa può significare il fatto che l'enorme energia rappresentata dal metano diventi esclusivo possesso di gestori privati (…). Il sottosuolo della Pianura Padana deve rimanere allo Stato perché solo allo Stato va il merito di avere individuato, attraverso una sua azienda, questa enorme ricchezza patrimonio di tutta la nazione".  Mattei non avrebbe mai potuto immaginare che, cinquant'anni dopo, una delle Sette Sorelle, Shell, sarebbe stata impegnata nello sfruttamento del sottosuolo lucano in joint ventures con altre compagnie, tra cui la stessa Eni. Nel suo discorso alla Camera, Mattei definisce gli idrocarburi e, in particolare, il metano "enorme ricchezza patrimonio di tutta la nazione".  A seguito della liberalizzazione del settore e con la fine dell'esclusiva di ENI, gli idrocarburi intrappolati nel sottosuolo della Sicilia sono diventati patrimonio non più della nazione -e men che meno della Regione- bensì, oltre che di Eni, anche delle società private straniere Edison (Francia), Panther Eureka Gas (U.s.a.), Audax Energy (Australia), Northern Petroleum (Gran Bretagna) e Cygam Energy (Canada).
Tra le società straniere che hanno avanzato richiesta di cercare o estrarre olio e gas in Sicilia ricordiamo Appenine Energy (Gran Bretagna) e Mac Oil (Canada).


Distinti Saluti.

Coordinamento Nazionale NO TRIV – Sez. Sicilia,  li 28 novembre 2014

...oh Renzi Renzi...dove ti sei cacciato!