Visualizzazione post con etichetta SBLOCCA ITALIA MATTEO RENZI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SBLOCCA ITALIA MATTEO RENZI. Mostra tutti i post

martedì 5 aprile 2016

LA VERA STORIA DI MATTEO RENZI

Profilo blogger
Giornalista e autrice
Cari elettori,
voglio raccontarvi una storia. C’era una volta Matteo Renzi, giovane energico e ambizioso che aveva sfidato i vecchi poteri del suo partito e dell’Italia. Al grido di “Adesso tocca a noi, vi rottamiamo!” era diventato, nel giro di pochi mesi, da sindaco di Firenze segretario del Pd e poi, senza essere eletto, Presidente del Consiglio. Quanto è credibile in un paese come il nostro – che certo non premia il merito, l’ambizione, la sfida ai poteri forti – questa storia? Quanti di voi ci hanno creduto e l’hanno votato alle Europee? Molti, dicono i numeri. Oggi non è chiaro che questa è solo una fiaba, elaborata e pompata dallo storytelling renziano, e nulla ha a che vedere con la realtà? La vera storia del premier Renzi – cominciata con una cena “galeotta” ad Arcore da sindaco con Berlusconi, antipasto del futuro Patto del Nazareno – la raccontòSergio Marchionne il 2 ottobre 2014: al salone dell’auto di Parigi disse che nel mercato del lavoro occorreva “togliere i rottami dai binari e far ripartire il treno” e Renzi ‘l’abbiamo messo là per quella ragione’. Capito? Marchionne disse chiaro e tondo ‘L’abbiamo messo là’.
renzi 675
Ripercorriamo alla luce di questa rivelazione alcuni capitoli cruciali di questi due anni di governo. Uno dei primi atti fu la nomina diFederica Guidi Ministro dello Sviluppo Economico: “omaggio” ai poteri imprenditoriali (Ducati Energia e Confindustria) e al Patto del Nazareno (B. le aveva offerto un seggio alle Europee). Politica industriale e occupazionale: omaggi costanti al Marchionne che ‘Ha fatto più per l’Italia di certi sindacalisti’ (certo, portando la Fiat all’estero – sede legale FCA in Olanda, fiscale in Gran Bretagna – mentre lui paga meno tasse in Svizzera); circa 12 miliardi di decontribuzioni per gli imprenditori; meno diritti (abolizione art. 18) per i lavoratori. Finiti gli incentivi, la disoccupazione torna a salire.
Rapporti con i poteri finanziari: dalla cena di finanziamento con iDavide Serra al salvataggio di Banca Etruria del papà e parenti vari del min. Boschi. I decreti per rimborsare i risparmiatori truffati che hanno perso tutto, ancora di là da venire. Politica fiscale: alleggerimento del già leggerissimo falso in bilancio, innalzamento delle soglie di non punibilità penale per dichiarazioni infedeli e omesso pagamento IVA, triplicazione della soglia per l’uso del contante, voluntary disclosure per chi ha portato illecitamente soldi all’estero. Gli evasori ringraziano, gli onesti maledicono una pressione fiscale al 43,5%. Politica energetica: allungamento a vita delle concessioni per le trivellazioni in mare, emendamento ad hoc per le multinazionali petrolifere, che possono scavalcare autorità locali, portarsi a casa il nostro petrolio e lasciarci poche royalties, pochi posti di lavoro, molti danni ambientali.
E con un mare meraviglioso pieno di piattaforme e petroliere, perdiamo il nostro vero petrolio – il turismo – passando dal settimo all’ottavo posto al mondo per contributo al Pil, dietro Germania, GB, Francia, pur avendo più siti Unesco di qualunque altro paese sulla terra. E l’elenco potrebbe continuare, con le ‘manine’ salva B., Mediaset… Marchionne, Guidi, Serra, Total, Shell, Farinetti, banchieri, “stantio odore di massoneria”… Cari elettori, credete davvero – e ancora – alla favola del ragazzotto molto ambizioso che sfida i poteri forti e improvvisamente arriva aPalazzo Chigi? O quel giovane molto ambizioso è diventato Premier proprio grazie ai poteri forti che “l’hanno messo lì” e poi, ovviamente, battono cassa?
Un cordiale saluto

sabato 2 aprile 2016

GRAZIE EX-MINISTRO GUIDI, GRAZIE

Grazie ex-Ministro Guidi per quello che ha fatto. Lei è la migliore testimonial che il Coordinamento Notriv e tutto il mondo notriv poteva sperare. Superiore a tanti testimonials scesi in campo e che ci

stanno mettendo la faccia. Noi li ringraziamo tutti, uno 
ad uno. Ma ringraziamo lei più di tutti che con la sua attività di Ministro e con ciò che ha fatto per aiutare il suo fidanzato, nostro conterraneo, sta facendo comprendere, senza tanti giri di parole o inviti al voto, a tutti gli Italiani quale è la vera politica energetica del Governo Italiano. Sta facendo venir fuori ciò che noi abbiamo sottinteso quando diciamo che lo Sblocca Italia è composto da tanti bei regali ai petrolieri. Ed oggi la gente, grazie a lei, sta comprendendo il senso di quelle parole. Sta comprendendo che il Governo italiano, dei posti di lavoro degli addetti alle piattaforme, della indipendenza energetica dell'Italia, dello sfruttare bene tutti i giacimenti italiani fino al loro esaurimento NON GLIENE FREGAVA PIU'DI TANTO. Interessava accontentare la lobby petrolifera che nelle varie sue espressioni ha chiesto i regali. Renzi e i suoi Ministri li stanno normativamente elargendo a piene mani. Ma qualcosa non ha funzionato e stanno venendo fuori i "prezzi" dei regali...e sta venendo fuori il motivo per cui col Governo Renzi si è avuto un accanimento distruttivo verso le Energie Rinnovabili in Italia ( 11000 addetti in meno dal 2012 al 2014). Non è lei che è sbagliato o è stata leggera nelle sue telefonate. E' tutto il Governo di cui fa parte che lavora per il bene dei petrolieri e non degli Italiani e in queste ore trema e comprendiamo lo stato d'animo di chi, invece di aiutare il Paese a crescere, ha usato la scusa di aiutare il Paese a crescere per aiutare solo una componente industriale. Che non lascia ricchezza al paese, che ogni anno guadagnando 7 miliardi dalla vendita del Petrolio e gas che estrae ha lasciato in Italia solo 340-380 milioni di euro e tutti i rischi connessi.
Grazie Ministro per l'aiuto alla comprensione del dietro le quinte governative e grazie per l'aiuto al Referendum che ci sta dando. E' con le persone come lei che gli Italiani apriranno gli occhi e il 17 aprile andranno a votare SI. Grazie ancora
Coordinamento Notriv Sicilia Sud Orientale

mercoledì 9 marzo 2016

NON SOLO TRIVELLE? E COS'ALTRO?

tratto da  http://vulcanostatale.it/

Non solo trivelle: Il contesto geo-politico, sociale e ambientale in cui si colloca il “referendum sulle trivelle”

Sono ormai in molti ad attendere con trepidazione la sentenza che il 9 marzo giungerà dalla Corte di Cassazione e deciderà l’eventuale annessione di uno o due ulteriori quesiti al cosiddetto “referendum sulle trivelle”, inizialmente previsto per domenica 17  aprile 2016.
Vulcano Statale ha deciso di seguire la vicenda pubblicando, tra lunedì e mercoledì, tre articoli per illustrare i diversi aspetti del referendum:
  1. Il contesto geo-politico, sociale e ambientale in cui si colloca il referendum
  2. L’iter burocratico del referendum
  3. Un vademecum per comprendere i quesiti.
Per ora il referendum è costituito di un solo quesito, che è il seguente:
“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?
Le conseguenze legali saranno:
  • Nel caso in cui vincesse il Sì:
Allo scadere dei contratti correntemente in vigore, verranno sospese tutte le concessioni (royalties) per le trivellazioni entro le 12 miglia nautiche (circa 22 chilometri) dalla costa italiana.
  • Nel caso in cui vincesse il No o non si raggiungesse il quorum:
Le concessioni per le trivellazioni rimarranno valide fino a quando i giacimenti interessati non saranno esauriti.
Non bisogna tuttavia dimenticare che sono oggetto del quesito solo le attività di trivellazione, non quelle di estrazione. Pertanto, le 106 piattaforme già operative nei mari italiani continueranno comunque a prelevare petrolio e metano.
Inoltre, il testo fa riferimento solo alle trivellazioni in mare (offshore) e non a quelle sulla terraferma (onshore).

Il contesto geo-politico, sociale e ambientale in cui si colloca il “referendum sulle trivelle”

Nel Golfo di Taranto, lungo la costa meridionale della Sicilia, al largo del Veneto, dell’Emilia-Romagna e delle isole Tremiti sono in gioco i profitti delle compagnie petrolifere italiane ed europee, tra le quali spicca il nome di Shell, una delle quattro superpotenze mondiali del fossile assieme a ExxonMobil, Total e BP.
immagine1Fonti: Il Sole 24 Ore, gennaio 2016.

Dunque, l’esito della votazione potrebbe avere delle ripercussioni non trascurabili sul mercato dei combustibili fossili che sta già attraversando un periodo di cambiamento e, se vogliamo, di crisi, senza precedenti storici.
A logorare il settore degli idrocarburi sono infatti comparsi diversi fattori sociali, politici e culturali, capeggiati in primis dal complesso problema del cambiamento climatico.
La conoscenza scientifica al riguardo è sempre più abbondante e accurata. Grazie ai nuovi mezzi di informazione si diffonde velocemente, raggiunge anche i luoghi più remoti del globo e non lascia spazio ai dubbi.
Il 97% dei climatologi conferma l’esistenza del climate change e della sua origine antropogenica, tesi condivisa, per la prima volta nella storia, anche dalla maggioranza della popolazione del pianeta (circa il 60%), soprattutto perché buona parte ne sta già sperimentando gli effetti sulla propria pelle.
Inverni miti, estati più calde, precipitazioni di entità anomala e siccità prolungate si traducono in raccolti più scarsi, carenze idriche, inondazioni, danni agli edifici e alle persone, che a lungo andare si sono accorte del fenomeno.
Sostiene l’IPCC (Intergovernment Panel on Climate Change) che per evitare conseguenze drammatiche all’intero ecosistema terrestre e alla nostra civiltà sia necessario limitare il rialzo della temperatura media globale al di sotto della soglia critica di 2 °C  (se non addirittura 1.5 °C) entro il 2100.
Un simile traguardo è raggiungibile solo riducendo progressivamente il rilascio di gas climalteranti in atmosfera, fino ad arrivare, entro il 2100, alla quota zero emissioni in tutto il mondo (l’Europa deve già diminuire le proprie emissioni del 50% entro il 2050).
Inoltre, secondo i dati raccolti nella piattaforma multimediale di CarbonTracker, i giacimenti di petrolio, carbone e metano attualmente accessibili sono ben maggiori del fossil budget, cioè della quantità di combustibile che se bruciato innalzerebbe la temperatura esattamente di 2 °C.
Per non superare questo limite, oltre il 70% circa delle riserve deve rimanere sottoterra o comunque non deve essere utilizzato (problema del carbon bubble).
immagine2
Infografica tratta da “Unburnable Carbon”, carbontracker.org, 2014.  In giallo è rappresentato l’ammontare delle risorse fossili sulla Terra (quantità sconosciuta); in rosso le attuali riserve, cioè quelle cui si può attingere facilmente; in blu la quantità che se bruciata porterebbe a +3°C nel 2100; in verde quella che ci porterebbe a +2°C.

Tale sentenza è un duro colpo per l’industria petrolifera, che al momento ha tra le mani una grande quantità di idrocarburi “facilmente estraibili”: un tesoro che rischia di perdere il suo valore a causa del graduale calo della domanda, destinata a spostarsi sempre di più sulle energie rinnovabili e sulle tecnologie non inquinanti, come sta avvenendo ad esempio per le auto elettriche.
A ciò si aggiunge il fatto che una parte della finanza ha già fiutato il business dello sviluppo ecosostenibile e sta immettendo sul mercato dei pacchetti di investimento fossil-free sempre più competitivi, al fine di strappare alla morsa dei petrolieri gli imprenditori più coscienziosi.
Per questo motivo, la divulgazione del cambiamento climatico è sempre stata osteggiata dalle lobby del fossile che generalmente finanziano scienziatinegazionisti (i cosiddetti climate deniers o climate skeptics) e strutture mediatiche deviate al fine di mettere in dubbio la credibilità del fenomeno, salvaguardando così le compravendite di oro nero.
Nell’autunno del 2015 un’inchiesta di Insideclimate news e del Los Angeles Times ha dimostrato che una macchinazione del genere è già stata ordita da ExxonMobil, la quale ha insabbiato le prove del surriscaldamento globale per oltre quarant’anni, mentre a fine febbraio 2016 il Parlamento statunitense ha disposto un’indagine su Shell, presunta colpevole del medesimo reato.
Solo la recente sensibilizzazione dell’opinione pubblica ha spinto i colossi degli idrocarburi a mutare la propria strategia, passando dal negazionismo più accanito (“il climate change non esiste”, “non è causato dall’uomo”) a delle forme più sottili e velate (“la green economy danneggia i mercati”, “non crea abbastanza posti di lavoro”, “senza il petrolio non si riesce a soddisfare l’intero fabbisogno di energia”, ecc.).
immagine3
Thesolutionproject è un ente che propone un diverso mix di energie rinnovabili per ciascuno stato al fine di condurlo all’autonomia energetica. La soluzione viene progettata ad hoc per ogni nazione tenendo conto delle sue possibilità economiche e delle caratteristiche del territorio. Tra le stime compare anche l’area necessaria ai nuovi impianti, il numero dei posti di lavoro creati e la riduzione della mortalità derivante dall’inquinamento delle fonti fossili. In figura: un estratto delle proiezioni per l’Italia.
Per quanto gli analisti abbiano sfatato i miti messi in circolazione dagli scettici e mostrato i benefici di un’economia indirizzata alla mitigazione del climate change, diversi Paesi non hanno la forza politica e finanziaria per svincolarsi senza rischi dall’egemonia dei combustibili fossili.
La paura generale è che un cambiamento nel sistema energetico-industriale possa produrre degli imprevisti sul mercato, guastare i rapporti tra gli investitori e originare pesanti ripercussioni economiche. Per questo molti governi continuano ad alimentare tacitamente i flussi idrocarburici, incentivandone la compravendita tramite sussidi monetari.
Fra questi stati c’è anche l’Italia e il referendum del 17 aprile casca tra capo e collo di un governo che, da un lato si presenta in abito verde alla COP21 di Parigi, e dall’altro apre i suoi mari ai signori del carbonio, con i quali spera di stringere vantaggiosi accordi commerciali.
Ma con scarso successo, perché le royalties che le aziende petrolifere pagano all’Italia sono tra le più basse al mondo: circa il 7% dei profitti, secondo Greenpeace, che denuncia l’unilaterale arricchimento dei petrolieri e sottolinea l’elevato impatto che le attività di ulteriori piattaforme avrebbero sullo stock ittico Mediterraneo, già ridotto in condizioni critiche dallo sregolato regime di pesca (overfishing).
Del resto, l’attuale situazione geopolitica non favorisce la transizione verde.
A inizio 2016, il tentativo dell’Arabia Saudita di indebolire l’Iran ha fatto crollare il prezzo del greggio a una trentina di dollari al barile, e lo ha reso di nuovo appetibile agli occhi dei consumatori, danneggiando gli investimenti fossil-free e le economie di interi Paesi.
Lo stesso oro nero gioca anche un ruolo chiave nel preoccupante conflitto mediorientale, causa dell’odierna crisi tra il blocco occidentale e la Russia.
Il petrolio è infatti la principale fonte di guadagno di Daesh (circa il 50% degli incassi), che lo contrabbanda tramite una vasta rete di arterie, le quali attraversano clandestinamente i territori sconvolti dalla guerra per poi sfociare all’interno di oleodotti insospettabili.  
A tale proposito si pensi al caso scoppiato nel novembre del 2015, quando Vladimir Putin ha pubblicamente accusato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan di aver acquistato ingenti quantità di carburante proprio dall’ISIS, un’affermazione che ha subito aumentato la tensione tra la Russia e i membri della NATO.
Un altro esempio giunge da un articolo del Financial Times, secondo cui, ultimamente, nel mar Mediterraneo alcuni mercantili spariscono dai radar per brevi lassi di tempo, per poi ricomparire di nuovo sulla propria rotta.
Un gap temporale che – secondo gli inquirenti – sarebbe  giusto quello necessario affinché armi, combustibili fossili, rifiuti e varie materie prime presenti a bordo vengano scambiate con altre imbarcazioni o con punti di attracco poco appariscenti.
immagine4
Un articolo del Corriere della Sera riprende e illustra i fatti presentati dal Financial Times.
In accordo con quanto già sostengono alcune analisi, una minore domanda di combustibile fossile contribuirebbe ad assottigliare gli introiti nelle tasche dei terroristi e di chi segretamente li finanzia.
Senza contare poi che un Paese meno bisognoso di tale risorsa risulta più indipendente dalle scelte politiche ed economiche delle altre nazioni, scongiurando così il rischio di rimanere invischiato in situazioni ambigue o scomode.
Forse ignaro di tutto ciò, il nostro governo mostra il determinato intento di favoreggiare ulteriori trivellazioni nei territori dello stivale.

mercoledì 24 febbraio 2016

La Francia dice basta alle trivellazioni. In Italia Renzi dice: "ancora, ancora...aah!"

 /  / di 

AMBIENTE & VELENI

Francia, stop alla ricerca petrolifera e investimenti nelle rinnovabili

Profilo blogger
Fisico, docente universitario, attivista ambientale
petrolio675
Il governo francese, su proposta del ministro dell’Ecologia e dell’Energia di Francia, Segolene Royalha deciso di vietare tutte le operazioni di ricerca petrolifera sul proprio territorio. Non cercheranno più petrolio da nessuna parte – una decisione monumentale. Visto che in Francia in questo momento ci sono 54 permessi esplorativi e 130 domande di ricerca di petrolio, più di 180 istanze assegnate o da assegnare finiranno nel dimenticatoio.
Segolene Royal ha ricordato che spera che il diniego di nuovi permessi esplorativi porterà nuovi investimenti nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica del paese. Dice anche che bloccare la ricerca di petrolio è una risposta naturale all’esigenza di diminuirne l’uso. La decisione verrà inglobata nell’Energy Transition Act, varato nel 2015 dalla Francia e che impone per il 2050 la riduzione dell’uso di energia del 50% rispetto ai livelli del 2012, e di un taglio del 30% dell’uso di fonti fossili entro il 2030.
Segolene Royal è stata da poco nominata presidente del Cop21, il ramo delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici. A gennaio era stata in visita in California, ad incontrare i leader dell’industria anche verde di questo stato, e poi all’Onu per discutere con il segretario generale Ban Ki Moon come fare per implementare al meglio le decisioni prese durante il summit del clima di Parigi. A New York disse: “Ogni nazione deve adesso trasformare gli impegni presi a Parigi in azioni concrete” e che l’Europa deve rimanere di esempio per altri paesi sulla transizione rapida verso l’energia pulita. Con questa decisione del no a tutti i nuovi permessi petroliferi, la Francia di Segolene Royal cerca di fare il suo primo passo.
La Francia diventa così la prima nazione d’Europa a vietare laricerca petrolifera nei propri confini nazionali. Nel 2011 i cugini d’oltralpe avevano già vietato il fracking, prima di tutti gli altri, dando l’esempio a Bulgaria, Germania ed Olanda che hanno successivamente adottato provvedimenti simili o comunque molto restrittivi sull’estrazione di shale gas.  In Francia la persona che si occupa di ambiente e di energia è la stessa persona. In Francia negli scorsi anni hanno approvato leggi o preso decisioni per facilitare la creazione di giardini sui tetti o per incentivarne la solarizzazione, per pavimentare le strade con pannelli solari, per aumentare le tasse sulle emissioni di Co2, e pure per diminuire la propria dipendenza energetica dal nucleare.
E in Italia? Possiamo per una volta pure noi prendere decisioni grandi e lungimiranti e non solo sulla scia delle proteste popolari, quanto invece dall’alto, con intelligenza e programmazione e per il bene del paese?

...oh Renzi Renzi...dove ti sei cacciato!