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mercoledì 24 febbraio 2016

La Francia dice basta alle trivellazioni. In Italia Renzi dice: "ancora, ancora...aah!"

 /  / di 

AMBIENTE & VELENI

Francia, stop alla ricerca petrolifera e investimenti nelle rinnovabili

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Fisico, docente universitario, attivista ambientale
petrolio675
Il governo francese, su proposta del ministro dell’Ecologia e dell’Energia di Francia, Segolene Royal, ha deciso di vietare tutte le operazioni di ricerca petrolifera sul proprio territorio. Non cercheranno più petrolio da nessuna parte – una decisione monumentale. Visto che in Francia in questo momento ci sono 54 permessi esplorativi e 130 domande di ricerca di petrolio, più di 180 istanze assegnate o da assegnare finiranno nel dimenticatoio.
Segolene Royal ha ricordato che spera che il diniego di nuovi permessi esplorativi porterà nuovi investimenti nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica del paese. Dice anche che bloccare la ricerca di petrolio è una risposta naturale all’esigenza di diminuirne l’uso. La decisione verrà inglobata nell’Energy Transition Act, varato nel 2015 dalla Francia e che impone per il 2050 la riduzione dell’uso di energia del 50% rispetto ai livelli del 2012, e di un taglio del 30% dell’uso di fonti fossili entro il 2030.
Segolene Royal è stata da poco nominata presidente del Cop21, il ramo delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici. A gennaio era stata in visita in California, ad incontrare i leader dell’industria anche verde di questo stato, e poi all’Onu per discutere con il segretario generale Ban Ki Moon come fare per implementare al meglio le decisioni prese durante il summit del clima di Parigi. A New York disse: “Ogni nazione deve adesso trasformare gli impegni presi a Parigi in azioni concrete” e che l’Europa deve rimanere di esempio per altri paesi sulla transizione rapida verso l’energia pulita. Con questa decisione del no a tutti i nuovi permessi petroliferi, la Francia di Segolene Royal cerca di fare il suo primo passo.
La Francia diventa così la prima nazione d’Europa a vietare laricerca petrolifera nei propri confini nazionali. Nel 2011 i cugini d’oltralpe avevano già vietato il fracking, prima di tutti gli altri, dando l’esempio a Bulgaria, Germania ed Olanda che hanno successivamente adottato provvedimenti simili o comunque molto restrittivi sull’estrazione di shale gas.  In Francia la persona che si occupa di ambiente e di energia è la stessa persona. In Francia negli scorsi anni hanno approvato leggi o preso decisioni per facilitare la creazione di giardini sui tetti o per incentivarne la solarizzazione, per pavimentare le strade con pannelli solari, per aumentare le tasse sulle emissioni di Co2, e pure per diminuire la propria dipendenza energetica dal nucleare.
E in Italia? Possiamo per una volta pure noi prendere decisioni grandi e lungimiranti e non solo sulla scia delle proteste popolari, quanto invece dall’alto, con intelligenza e programmazione e per il bene del paese?

mercoledì 17 febbraio 2016

abbiamo scritto al Presidente Mattarella Sergio in merito al Referendum Notriv del 17 aprile 2016

MISSIVA INVIATA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA MATTARELLA il 16 feb 2016  

Gentile 

Presidente Mattarella firmando il Decreto che conferma la data del 17 aprile per il 

Referendum Notriv, lei si allinea ad un tentativo del Governo di far saltare tutto per 

motivi politici cercando di non far raggiungere il quorum per il pochissimo tempo a 

disposizione dei promotori di pubblicizzare lo stesso Referendum. Il Tentativo di 

boicottare di Renzi è molto chiaro ma così il Governo preferisce non confrontarsi sul 

merito del quesito ma piuttosto cerca di mettere i bastoni fra le ruote alle 9 Regioni e 

alle 200 Associazioni e cittadini che l'hanno promosso giocando sulle date della 

celebrazione del referendum e scegliendo la più vicina.... E se la Consulta accoglie il 

conflitto di attribuzione per gli altri due quesiti che facciamo ripetiamo il Referendum 

per gli altri due quesiti? Così il 17 aprile spendiamo circa 360 milioni di euro e per gli 

altri due ne spendiamo altri 360 milioni? Complimenti per la decisione!!

In un'epoca in cui sempre di più i cittadini si allontanano dalla politica e dal desiderio 

di incidere sulle decisioni importanti per il Paese, Invece di incoraggiare i cittadini 

alle espressioni di Democrazia diretta li state scoraggiando con queste vs. decisioni.

Complimenti

MATTARELLA FIRMA DECRETO PER REFERENDUM AL 17 APRILE: operazione concordata col cazzaro? VERGOGNOSO!!



REFERENDUM: GLI ITALIANI E LA 

DEMOCRAZIA SENTITAMENTE 

RINGRAZIANO!

Il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto di indizione del Referendum.
La data resta quella del 17 aprile.
Dunque, nessun Election Day. Nessun risparmio di 360 milioni di euro. Nessuna possibilità di informare adeguatamente i cittadini sui contenuti del referendum. 
Gli italiani e la democrazia sentitamente ringraziano!

Trivelle in mare, Mattarella firma decreto: referendum il 17 aprile, niente election day

Trivelle in mare, Mattarella firma decreto: referendum il 17 aprile, niente election day
Ambiente & Veleni


Il Colle fa sapere che per far svolgere la votazione nello stesso giorno delle amministrative servirebbe un'apposita legge. La consultazione riguarda la parte della legge che fa salve le autorizzazioni a estrarre idrocarburi fino alla fine della vita utile del giacimento



Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha firmato il decreto sulle norme in materia ambientale che indice il referendum popolareanti-trivelle per il 17 aprile. In questo modo viene ufficializzata la decisione del governo di non accorpare la consultazione con leamministrative. Scelta che ha suscitato le proteste del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che a ilfattoquotidiano.itha detto di essere “addolorato” e si è unito all’appello del presidente del Consiglio regionale della Basilicata Piero Lacorazza al capo dello Stato perché decidesse per l’election day. Lacorazza aveva lamentato anche che la data del 17 aprile “metterebbe a rischio l’applicazione della legge 28 del 2000 sulla par condicio, perché questa data non consentirebbe agli organi competenti di completare le procedure previste in tempo utile per far svolgere almeno 45 giorni di campagna elettorale, così come prevede la legge”.
Il Colle si chiama fuori facendo sapere che la firma è avvenuta in base al decreto 98 del 2011, che prevede la possibilità diabbinare tra loro referendum o elezioni di diverso grado ma non elezioni con referendum. Tant’è che per l’unico precedente diabbinamento referendum-elezioni, nel 2009, è servita un’apposita legge.
I cittadini sono chiamati a pronunciarsi sull’abrogazione della legge sulle trivellazioni limitatamente alle parole “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. La Corte costituzionale il 19 gennaio ha infatti dichiarato ammissibile solo il sesto quesito tra quelli promossi da Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto,Calabria, Liguria, Campania e Molise. Si tratta quello che si concentra sulla previsione che i titoli abilitativi già rilasciati debbano essere fatti salvi, appunto, fino a quando il giacimento si esaurisce.









venerdì 18 dicembre 2015

il bluff di Renzi sulle trivellazioni: non si smentisce mai! buffonpremier!

Petrolio, i No Triv in agitazione: il governo non blocca le trivelle, ci prende in giro

Pubblicato: Aggiornato: 
TRIVELLE
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L'entusiasmo è evaporato nel giro di qualche giorno lasciando spazio a una guerra di emendamenti e subemendamenti alla legge di stabilità. I No triv, comitato promotore del referendum anti-trivelle sul quale la corte costituzionale si esprimerà a gennaio, non si fidano dell'annuncio del governo di rivedere la normativa che accompagna permessi di ricerca ed estrazione sulla terraferma e in mare, anche entro le 12 miglia dalla costa. "Una presa in giro che ha il solo scopo di evitare il referendum", concludono al comitato mentre cercano di salvare il salvabile tramite gli agganci in Parlamento: da Alternativa Libera, a Sel, M5s e probabilmente con un appello che nelle prossime ore verrà rivolto a tutte le forze parlamentari.
Il punto è questo: con le modifiche pensate dal governo alla legge di stabilità i permessi autorizzativi in corso non vengono bloccati in via definitiva, ma solo 'addormentati'. Insomma, cadono in sonno. E per risvegliarli basta solo una legge della governo. A quel punto tornerebbero in essere, con tutto il loro vigore e soprattutto senza ripassare dal via: senza iniziare da capo tutto l'iter.
È questa la scelta che lascia sconcertato il comitato promotore o almeno una buona parte dei suoi componenti, tra cui il costituzionalista Enzo Salvatore, che ha redatto i sei quesiti ora al vaglio della Consulta, Alternativa libera, che sarebbe l'unione tra la civatiana Possibile ed ex grillini, Sel e Sinistra italiana, e diverse associazioni ambientaliste. Mentre Legambiente, Greeenpeace e Wwf, che pure sostengono la richiesta di referendum, sono meno critiche col governo. Quanto alle Regioni (ben dieci appoggiano l'iniziativa referendaria) frenano l'entusiasmo iniziale ma non si esprimono su quella che i No triv denunciano come "vera e propria beffa".
Posizioni variegate anche all'interno dello stesso comitato. Il che tuttavia peserà perché le varie realtà verranno audite dalla Corte Costituzionale che il 13 gennaio dovrà valutare se la richiesta referendaria è ancora valida alla luce delle modifiche apportate allo Sblocca Italia (la norma della discordia) attraverso per la manovra finanziaria.
Alla Camera intanto, dove l'esame sulla legge di stabilità è agli ultimi fuochi (il passaggio al Senato la prossima settimana sarà blindato), Alternativa libera ha presentato un subemendamento sostenuto anche da Sel, secondo cui per 'risvegliare' le concessioni sospese è necessario riprendere l'iter da capo. La proposta insomma va anche a chiarire il senso del blocco dei procedimenti in corso per il rilascio dei titoli minerari entro le 12 miglia. Ossia se il blocco debba essere inteso come 'sospensione' temporanea dei procedimenti o come definitiva chiusura. "Non si tratta di un dettaglio, visto che analoga formulazione della disposizione la si è avuta già nel 2010 con il decreto Prestigiacomo e il risultato fu appunto che, nel silenzio della legge, il Ministero sospese, ma non chiuse i procedimenti, ad esempio "Ombrina mare". Essi, infatti, furono riavviati nel 2012", dice all'Huffington Post il costituzionalista Di Salvatore.
È una richiesta di modifica che potrebbe essere appoggiata anche dal M5s e incrocia anche qualche appoggio tra i siciliani di Forza Italia. Anche perché uno dei progetti di estrazione che sicuramente andranno avanti - in quanto hanno già ricevuto tutti i permessi necessari - è 'Argo 2' al largo di Gela, giacimento situato entro le 12 miglia dalla costa, gestito per il 60 per cento da Eni e per il 40 per cento da Edison. Quanto a 'Ombrina mare', il progetto di estrazione al largo di Vasto in Abruzzo, sempre entro le 12 miglia e vicino ad una riserva marina, manca l'ultimo ok: se arriva prima dell'approvazione della legge di stabilità, è fatta anche per questa estrazione, oggetto di numerose proteste nei mesi scorsi.
E poi c'è la proposta del governo di avocare alla presidenza del Consiglio tutte le scelte da fare nel caso in cui le conferenze di servizio, chiamate a decidere sui singoli permessi, finiscano in stallo per il parere negativo delle Regioni. Finora la scelta finale è nelle mani del premier: col passaggio alla presidenza del consiglio cambierebbe poco.
Sempre Alternativa Libera e Sel hanno presentato anche un altro subemendamento che punta a reintrodurre il 'piano delle aree', previsto dallo Sblocca Italia e ora cancellato. È invece una "garanzia per razionalizzare le attività petrolifere in Italia - aggiunge Di Salvatore - Il subemendamento presentato si propone non solo di reintrodurre il piano, ma anche di meglio disciplinarlo, prevedendo che alla sua elaborazione attenda la Conferenza Stato-Regioni su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'ambiente".
Su queste proposte di modifica i No triv lanciano un appello, anzi un vero grido di allarme a tutte le forze politiche: ultimo treno per salvare pezzi di ambiente.

domenica 29 novembre 2015

WOW!!! LA CASSAZIONE DICE SEI VOLTE "SÌ" - REFERENDUM NO TRIV SEMPRE PIU' VICINO

COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV
COMUNICATO STAMPA

LA CASSAZIONE DICE SEI VOLTE "SÌ" - REFERENDUM NO TRIV SEMPRE PIU' VICINO

I sei quesiti referendari contro le trivelle in mare e su terraferma hanno superato indenni l'esame di regolarità della Corte di Cassazione.

Con due ordinanze adottate il 26 novembre 2015 la Corte di Cassazione ha accolto i sei quesiti referendari così come deliberati dalle Assemblee Regionali di Basilicata, Abruzzo, Marche, Campania, Puglia, Sardegna, Veneto, Liguria, Calabria e Molise.

Le ordinanze verranno comunicate al Presidente della Repubblica, al Presidente della Corte Costituzionale ed ai Presidenti delle Camere, e verranno notificate ai delegati dei dieci Consigli Regionali proponenti.

L'ultimo scoglio da superare sarà l'esame di legittimità costituzionale della Suprema Corte che si pronuncerà entro febbraio 2016.

I sei "SI'" giungono a coronamento di una lunga fase di impegno per la formulazione dei quesiti e della pressione democratica dal basso esercitata da oltre 200 associazioni italiane. L’abnegazione ed il merito della proposta complessiva hanno consentito di intercettare prima l’unanime consenso della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee elettive regionali e, successivamente, lo storico risultato delle 10 delibere di richiesta referendaria, da parte di altrettanti Consigli regionali.

Compiuto questo nuovo passo, è giunto dunque il momento di consolidare il risultato ottenuto preparandosi alla costruzione di un sistema di alleanze -il più ampio e trasversale possibile- e di un percorso organizzativo che consenta di portare al voto la maggioranza degli aventi diritto, senza mediazioni con il Governo su un referendum che ha un obiettivo molto chiaro e non emendabile, se non a rischio di stravolgerne e affievolirne senso e scopo.

La via referendaria è l'unica che possa raggiungere nel breve termine l'obiettivo sia di fermare nuovi progetti petroliferi sia di contenere e ridimensionare il ruolo delle energie fossili nel mix energetico nazionale. 

Ma anche qualora le richieste di modifica normativa in senso No Triv venissero avanzate in buona fede, bisognerebbe tener conto della maggiore efficacia del referendum rispetto a quella, più limitata, dell'abrogazione per via legislativa. I divieti introdotti dal Decreto Prestigiacomo non furono forse rimossi per numerosi progetti petroliferi in mare proprio dall'art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo?

Quindi, non si persegua la strada della modifica per via legislativa delle norme che, per mezzo del referendum abrogativo, è invece possibile cancellare stabilmente dall'ordinamento.
Il Referendum non è nella disponibilità del Governo.

L'Assemblea "Verso il Referendum" dell'8 novembre scorso, rappresentativa delle associazioni vere promotrici del Referendum, ha stabilito in modo unitario ed inequivocabile che nessuno è legittimato a "mediare" o a dialogare con un Governo che più di ogni altro ha dimostrato fredda determinazione nel portare a compimento il contenuto fossile della Strategia Energetica Nazionale e che si appresta ad assestare un colpo mortale al coinvolgimento delle comunità locali e delle Regioni nelle scelte strategiche che determinano il futuro dei territori e del Paese.

Il Referendum è di tutti e ciò significa che nessuno può disporne oltre la Corte Costituzionale e, ovviamente, i Cittadini.

Prossima tappa intermedia sarà l'incontro a Roma, il 9 dicembre prossimo, tra i delegati delle Assemblee delle dieci Regioni che hanno deliberato la richiesta di referendum ed i rappresentanti delle associazioni promotrici del Referendum: in quella sede verranno messi a fuoco i principali aspetti organizzativi e discusse le prime soluzioni che dovranno portarci al voto di primavera.

La strada è tracciata. Adesso tocca percorrerla tutti assieme per arrivare al risultato per anni inseguito: liberare il mare e la terraferma da nuove trivelle ed aprire la strada ad una nuova politica energetica, economica ed ambientale. 

Roma, 28 novembre 2015

Coordinamento Nazionale No Triv

...oh Renzi Renzi...dove ti sei cacciato!