lunedì 21 settembre 2015

LO SBLOCCA ITALIA, LO SCIAGURA D'ITALIA

AMBIENTE & VELENI

Sblocca Italia e trivellazioni, il decreto più deleterio

Fisico, docente universitario, attivista ambientale
Il giorni 15 e 16 Ottobre cittadini da ogni parte d’Italia si ritroveranno davanti a Montecitorio per manifestare la propria contrarietà al decreto legge 133 che il governo ha chiamato Sblocca Italia. Sui social network questo decreto è stato soprannominato in vari modi – Sblocca Trivelle, Blocca Intelligenza, e c’è anche la campagna “Blocca lo Sblocca Italia“, con adesioni da varie parti dello stivale alle giornate romane di metà mese.
Come sempre nei decreti c’è un po’ di tutto e questo non fa eccezione – inceneritori, cementificazione, trivelle facili, e in questi giorni pure il miraggio di aggiustare Genova sommersa dal fango. Addirittura Renzi e compari vorrebbero risuscitare le trivelle nelle acque della fragilissima costiera campana, fra Capri, Ischia ed Amalfi. Come se non avessero già abbastanza problemi!
Vorrei dire a tutti quegli incoscienti che ci governano che non hanno veramente capito niente. Sono quindici anni che vivo a Los Angeles e in questi quindici anni non passa giorno in cui non mi viene ricordato il potenziale dell’Italia. Film, cibo, cinema, macchine, vino. Tutti i santi giorni la si cita sul Los Angeles Times, nei negozi scintillanti, sulle riviste di viaggi, al cinema, per i matrimoni di persone famose in Italia. E’ il sogno italiano che si perpetua, da solo, senza nessuno che in Italia sappia ne proteggerlo ne usarlo per farci cose buone. Spero che duri a lungo, prima che distruggano tutto. Possibile che con tutto quello che si potrebbe fare di sano ed efficace in Italia non si riesce a far altro che buchi e industria pesante a vantaggio dei soliti noti, distruggendo la democrazia, en passant? E si, sono certa che tutte quelle cose di cui sopra potrebbero portare molto di più nelle casse italiane, soprattutto in un ottica di sviluppo duraturo e lungimirante.
Ma perché questo Sblocca Italia è deleterio, secondo me almeno?
Nelle intenzioni di Renzi, lo Sblocca Italia riconosce “il carattere strategico delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, delineando quindi procedure chiare ma commisurate alla natura di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità”
Pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità del petrolio. E l’indiferribilità della lotta alla corruzione? Alla mafia? Alle bonifiche dei territori malati? E l’indefferibilità del rilancio del turismo che ci vede crollare in tutte le statistiche? Alle rinnovabili? Alla ricerca? Alla difesa del territorio? Alla carta igienica nelle scuole?
Interessante poi che questo Sblocca Italia preveda che tutte le norme che difendano paesaggi ed ambiente possano essere scavalcate peropere di stoccaggio, trivellazione e compagnia varia. E se la terra è privata ed appartiene a qualcuno che non la vuole vendere perché non gliene importa niente della pubblica utilità petrolifera? Nessun problema, c’e’ l’esproprio!
Lo Sblocca Italia prevede il “titolo concessorio unico” con cui sarà sufficente una sola domanda per eseguire ricerche e sondaggi prima e trivellazioni permanenti dopo. Adesso ci vogliono almeno due permessi distinti. Lo Sblocca Italia cambia tutto questo in nome della semplicità. E che importa se fra i due eventi sono passati anni e magari le realtà territoriali sono cambiate? Interessante anche che se i progetti petroliferi comportano una “variazione degli strumenti urbanistici, il rilascio dell’autorizzazione ha effetto di variante urbanistica“.
L’autostrada autorizzativa dunque.
E chi darà questo titolo concessorio unico? Prima dello Sblocca Italia erano le regioni a decidere sulle trivellazioni in terra e Roma in mare. Adesso sarà Roma a decidere su tutto, una sorta di “ghe penso mi” di sapore berlusconiano. E’ evidente che questo non può essere costruttivo, perché centralizzando le decisioni zittisci le comunità a livello locale e impoverisci la democrazia. Ed è pure evidente che a Roma c’è molto più spazio per inciuci, lobby, calcoli e magna-magna a porte chiuse.
Probabilmente ai governanti da fastidio che in questi anni abbiamo imparato a protestare e a far sentire la propria voce e quindi, invece di ascoltare e di rispettare le preoccupazioni dei residenti, si decide semplicemente di uccidere la partecipazione popolare. Tutto questo in barba a tutte le leggi europee che impongono la trasparenza e che ci siano canali affinché il pubblico possa dire la propria. Come dire, dove non arriva la propaganda dei petrolieri, arriva la man forte di Roma.
Ma niente paura: “tutto verrà fatto nel rispetto del principio di leale collaborazione con i diversi livelli territoriali, nonché del principio costituzionale di tutela dell’ambiente.”
In tutto questo ci sono però buoni segnalispronati da cittadini, vari comuni e regioni hanno espresso la propria contrarietà allo Sblocca Italia, in maniera bipartisan e vari senatori hanno chiesto emendamenti per evitare scempi. Io spero che Roma sara’ invasa di persone il 15 e il 16 Ottobre e che ci si renda conto che sbloccare l’Italia non significa distruggerla.

I PRESIDENTI REGIONALI DICONO SI AI REFERENDUM CONTRO LO SBLOCCA ITALIA




REFERENDUM NO TRIV: ANCHE I PRESIDENTI DELLE REGIONI DICONO SÌ.
DA DOMANI IL VOTO NEI CONSIGLI (CHE DEVONO DELIBERARE A MAGGIORANZA ASSOLUTA!)
Dopo la decisione presa all'unanimità l'11 settembre scorso dai Presidenti dei Consigli regionali, oggi, 18 settembre, anche i Presidenti delle Regioni - riunitisi a Bari - hanno detto "sì".
10 in tutto i Consigli regionali che delibereranno la richiesta di referendum. Le delibere dovranno essere approvate a maggioranza assoluta.
Di seguito il calendario delle sedute:
19 settembre: Basilicata
22 settembre: Marche, Molise, Puglia, Sardegna
23 settembre: Sicilia
24 settembre: Abruzzo, Campania
25 settembre: Veneto
28 settembre: Calabria (ma il Consiglio dovrebbe essere anticipato al 25)
Il 29 settembre i quesiti referendari saranno depositati in Cassazione.
N.B. I Consigli regionali dovranno approvare le richieste referendarie con il voto della maggioranza dei consiglieri assegnati alla Regione, secondo quanto prescrive l'art. 30 della legge n. 352 del 1970; dunque, a MAGGIORANZA ASSOLUTA.

domenica 1 marzo 2015

trekking NOTRIV riuscito!!! Fiume Irminio RG 01 marzo 2015

APPUNTAMENTO RIUSCITO!! i carabinieri e la Polizia proteggevano dai possibili nostri "attacchi" il campo petrolifero Irminio della Irminio srl. Ma noi avevamo solo fiori e opere di bene ed è andato tutto bene. Certo si son sentiti un pò presidiati da queste centinaia di manifestanti coi loro bambini notriv e prima o poi sloggeranno dalla Sicilia.


 appunto: BASTA RICERCHE PETROLIFERE. LA SICILIA...e l'ITALIA NON VOGLIONO DIVENTARE IL COLABRODO DI RENZIE E CROCETTA!!



 Una bella manifestazione 

pacifica e festosa di gente 

incazzata dentro. La Sicilia 

nun si spittusa: BASTA coi 

violentatori di territori!!


 

 



sabato 28 febbraio 2015

mercoledì 25 febbraio 2015

Domenica 1 marzo 2015--->TREKKING NOTRIV a RG: MARCIA PER IL CLIMA

non mancate domenica 1 marzo appuntamento all'IRMINIO. Il fiume che rischia di essere trivellato in lungo e in largo....PARTECIPATE. INFO claudconti@tiscali.it


La proposta di trekking NO TRIV nasce come protesta contro il nuovo progetto della società Irminio di trivellare nella vallata del fiume Irminio, area tutelata dal piano paesaggistico e ad alta intensità agricola e zootecnica, dopo l’autorizzazione illegittima della Soprintendenza di Ragusa , contro la quale Legambiente Sicilia ha presentato ricorso al Tar. Ma anche per fare pressioni sul comune di Ragusa che, inspiegabilmente, non ha ancora deciso di negare la concessione edilizia per le trivellazioni come è nelle sue possibilità e per difendere le attività agricole e zootecniche, il turismo e il paesaggio. Il petrolio in Sicilia è poco e l’estrazione comporta elevati rischi alle falde idriche come dimostrano l’inquinamento della Fonte Paradiso a Santa Croce Camerina e la scomparsa di una sorgente nella vallata dell’Irminio che riforniva l’acquedotto di Ragusa. La Sicilia avrà un futuro se baserà il suo sviluppo sulla bellezza, sull’agricoltura di qualità, sul turismo e sulle energie rinnovabili che sono il suo vero oro. Il petrolio è incompatibile con un progetto di sviluppo economico basato su scelte di sostenibilità. La Basilicata, regione dove da 25 anni si estrae l’85% del petrolio italiano era povera prima che arrivassero i petrolieri con le loro vuote promesse di ricchezza, e lo è ancora oggi. In più ha visto aumentare rispetto alle altre regioni il numero delle aziende agricole costrette alla chiusura e l’inquinamento. Mentre il turismo non riesce a decollare, tutt’altro.
NO TRIV PERCORSO TREKKING

Figura 1PERCORSO TREKKING NO TRIV


INDICAZIONI PER RAGGIUNGERE IL PUNTO DI PARTENZA DEL TREKKING

Il percorso è di circa 7 km, in buona parte su strada asfaltata e su strada sterrata carrabile agevolmente percorribile sia a piedi che in bicicletta, in piccola parte ( 200 metri ) su sentiero . E’ previsto il guado del fiume Irminio in due punti. E’ necessario arrivare con le macchine a pieno carico , non meno di 4 persone per auto. Da Scicli partenza dal piazzale davanti al cimitero alle ore 9.30 in direzione Santa croce Camerina-Istituto Tecnico Agrario. Dopo circa 4 km, dopo aver superato la cava di argilla che si vede sulla destra su un rettilineo girare a destra e imboccare una strada che si trova difronte ad una casa cantoniera. Posteggiare l’auto sulla destra e portarsi all’inizio del percorso a circa 500 metri. Da Ragusa prendere in direzione Marina di Ragusa . Poco prima della fine della doppia carreggiata con spartitraffico uscire in direzione Donnalucata e procedere sulla S.P. Pizzillo . Dopo 8.5 km alla fine della discesa, all’incrocio girare a sinistra direzione Scicli . Dopo circa 2,5 km prima di affrontare un tornante sulla destra deviare sulla sinistra per i pozzi Irminio. Percorrere la strada asfaltata e superato il campo pozzi e l’azienda zootecnica cominciare a posteggiare sul lato destro della strada. Se sarà utilizzabile un area attrezzata per posteggiare troverete sul posto le opportune indicazioni.

ATTENZIONE

Dopo le abbondanti piogge di questi giorni considerata la piena del fiume Irminio, che nel percorso proposto avrebbe dovuto essere guadato due volte, potrà esserci una modifica del percorso che verrà comunicato tempestivamente.



sabato 14 febbraio 2015

L'IMPIANTO DELLA MARINA MILITARE USA SICILIA, MUOS: DAL TAR DI PALERMO STOP AI LAVORI

L'IMPIANTO DELLA MARINA MILITARE USA SICILIA, MUOS: DAL TAR DI PALERMO STOP AI LAVORI 



Accolto il ricorso del comune di Niscemi. Secondo i giudici il sistema di comunicazioni satellitari sarebbe pericoloso per la salute dei cittadini Muos, Niscemi (Ansa) Palermo 13 febbraio 2015 I giudici del Tar di Palermo hanno accolto il ricorso presentato dal Comune di Niscemi (Caltanissetta) contro la realizzazione del Muos, il sistema di comunicazioni satellitari in fase di realizzazione in Sicilia. Secondo i giudici il sistema sarebbe pericoloso per la salute dei cittadini. Nella sentenza della prima sezione del Tar di Palermo (presieduta da Caterina Criscenti, estensore Maria Cappellano, primo referendario Luca Lamberti) si legge che lo "studio dell'Istituto superiore di sanità costituisce un documento non condiviso da tutti i professionisti che hanno composto il gruppo di lavoro e - fatto ancor più significativo - risulta non condiviso proprio dai componenti designati dalla Regione siciliana, Mario Palermo e Massimo Zucchetti". I due esperti, con una loro autonoma relazione allegata allo studio Iss, evidenziano, fra l'altro, che rimangono aperte le valutazioni predittive in campo vicino, per le quali la stessa relazione principale dell'Iss dà atto trattarsi di un campo molto esteso vista la dimensione delle antenne e di non avere a riguardo informazioni specifiche. Inoltre, non sarebbe stata ben indagata nello studio Iss neppure la reale dimensione del rischio alla salute". L'impianto, in corso di realizzazione da parte della Marina militare statunitense, inizialmente è stato avversato anche dal presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, che aveva sospeso i lavori, in attesa di un'analisi da parte dell'Iss. Arrivate le valutazioni dell'Istituto, la Regione aveva ridato l'autorizzazione all'impianto. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Muos-Tar-accoglie-ricorso-Comune-per-stop-lavori-f4ce7069-14a0-4cd4-9e91-7ad47fe9e860.html

giovedì 12 febbraio 2015

NOI non siamo quelli dei NO!! SIAMO QUELLI DEL SI X una NUOVA ECONOMIA , GIUSTA E SOSTENIBILE: INCONTRIAMOCI


L'assalto al territorio non sempre riesce!! LA SPIAGGIA DEGLI ANTICHI ELORINI E' SALVA ( NOTO SR)

COMUNICATO STAMPA

LA SPIAGGIA ELORO PIZZUTA E’ SALVA!

Una vittoria di tutte le Associazioni di Noto che da anni si battono per la tutela e la salvaguardia del territorio e una vittoria delle istituzioni democratiche.

Si è svolta  questa mattina Giovedì 12 Febbraio presso la sala Giunta del Comune di Noto la Conferenza di Servizi alla presenza di tutte le Autorità competenti invitate ad esprimere il proprio parere decisivo sulla realizzazione di uno stabilimento balneare alla spiaggia di Eloro/Pizzuta.

Il no definitivo a qualsiasi progetto di stabilimento balneare per ora e per il futuro è stato in particolare sancito dalla Soprintendenza ai BBCC di Siracusa nella persona della Dott.ssa Basile accompagnata dalla Dott.ssa Lanteri che con chiarezza legale e determinazione hanno esposto le motivazioni inconfutabili e inappellabili di tutela massima di cui è degna la Spiaggia Eloro Pizzuta, per il suo incomparabile valore naturalistico, paesaggistico ed archeologico.


Il parere negativo è stato espresso anche dal Comune di Noto nei suoi rappresentanti: I Dirigenti allo Sviluppo Economico e Edilizia/Urbanistica, che hanno ribadito il diniego del Comune di Noto già espresso in passato e nel presente. Così come lo stesso rappresentante del Demanio Marittimo ha esposto le motivazioni per la procedura di revoca in corso della Concessione Regionale data nel 2011 alla By Blu.

Alla Conferenza erano presenti moltissime Associazioni netine, e non solo, a dimostrare l’interesse diffuso della cittadinanza per l’ultima Spiaggia  libera della costa netina, una delle più belle. In particolare sono state accolte e fatte proprie da parte del Dirigente Edilizia e Urbanistica le Osservazioni presentate e sottoscritte dalle Associazioni Case sparse dell'Agro Netino, Noto Ambiente, Sciami, Comitatino di Noto, Acquanuvena, Archeoclub, Associazione albergatori di Noto, Natura Sicula, Associazione micologica naturalistica G. Bianca, Coordinamento Notriv Sicilia Sud Orientale.
UNITI SI VINCE!


giovedì 5 febbraio 2015

...BELLE NOTIZIE CRESCONO

Trivellazioni: Colle dei Nidi e la bocciatura del Tar a GasPlus, Medoilgas e Petrorep

Fisico, docente universitario, attivista ambientale
Di queste ditte, la Gas Plus è italiana e deteneva la concessione al 65%, la Medoilgas inglese la controllava al 25% e la canadese Petrorep al 10%. La quota della Medoilgas è stata poi ceduta alla canadese Canoel quando la Medoilgas ha avuto problemi di liquidità e ha dovuto cedere le sue concessioni “non strategiche”: 13 in tutta Italia. Vennero vendute a cento euro l’una (si 100 euro!) e in più consegnò 1.25 milioni di dollari alla Canoel per le future spese di ripristino ambientale. Come dire, lo sapevano anche loro che inquinavano.
Colle dei Nidi era una delle tredici e interessava le città di Sant’Omero, Nereto, Corropoli, Tortoreto, Torano Nuovo e Controguerra, fra Teramo e Ascoli Piceno. Ci sono li colline coltivate a vigneti di Montepulciano, siamo vicini al mare, è una zona paesaggisticamente bella. Se ne è parlato per tanti anni: io stessa ho partecipato a vari dibattiti ed incontri sul tema per sensibilizzare le popolazioni già dal 2008, quando di petrolio non si parlava ancora poi tanto.
Per Colle dei Nidi il conferimento del titolo fu annunciato nel luglio 2013 da Franco Terlizese: si approvava  un pozzo esplorativo di 3500 metri da perforare entro 36 mesi e per cui le ditte proponenti  pagato allo stato 5 euro al chilometro quadrato per un totale di circa 400 euro annui, visto che la concessione è di 83 chilometri quadrati.
400 euro all’anno – una mamma dal cielo, in tempo di crisi, eh?
Si è poi susseguito un intenso processo giuridico in cui tre comuni hanno fatto ricorso al Tar: Bellante, Campli e Mosciano Sant’Angelo assistiti dal prof. Enzo Di Salvatore e dall’avvocato Paolo Colasante. Alla fine il decreto del Tar il giorno 28 Gennaio 2015: Colle dei Nidi viene bocciato per “non aver consentito alle amministrazioni locali di partecipare al procedimento”.
Questa notizia è magnifica e a me lascia sperare, non solo per Colle dei Nidi, e per quello che significherà per il Teramano, quanto per la coscienza che diventa sempre più diffusa che le popolazioni locali hanno il sacrosanto diritto di poter dire la loro sulle concessioni petrolifere – e su tutte le altre opere di alto impatto ambientale – sul propri territorio. Spero che il messaggio arrivi forte anche al governo Renzi ed al suo scellerato Sblocca Italia: non è democratico escludere la popolazione dai processi decisionali e accentrare tutto a Roma è sbagliato e controproducente.
E quindi, si torna sempre al cuore della questione: i petrolieri non riescono a spuntala se la democrazia è sana, se i processi decisionali funzionano e sopratutto se la gente è bene informata delle conseguenze di ciò che gli si vorrebbe propinare e dell’enorme potere che ha come collettività. Scivere osservazioni serve, protestare serve, conoscere i propri diritti serve. Non avere paura serve.

giovedì 15 gennaio 2015

La Sicilia dei veleni

"il fatto quotidiano":  La Sicilia dei veleni, dalla raffineria nel siracusano al petrolchimico di Gela

La Sicilia dei veleni, dalla raffineria nel siracusano al petrolchimico di Gela
Ambiente & Veleni



A Priolo e Augusta i morti di tumore sono il 10 per cento in più rispetto al resto della Sicilia, e superano il 20 per cento quelli per tumore al polmone. Dal 1990 è scattato anche l’allarme malformazioni genetiche. Anche nel petrolchimico in provincia di Caltanissetta, il problema è nella matrice ambientale: nella zona sono inquinati anche gli ortaggi coltivati. Su 75 operai che hanno lavorato negli ultimi anni di attività nel reparto Clorosoda, più della metà si sono ammalati di tumore: una ventina sono già morti
A qualche centinaio di chilometri dall’Ilva di Taranto esistono altri centri in cui l’esigenza di un lavoro si paga con conseguenze gravissime per l’ambiente e per la salute. In Sicilia è così, specie dove l’isola ha cercato il suo sviluppo. Erano gli anni ’60 e le coste migliori furono messe a disposizione dei colossi energetici del tempo, l’Esso e l’Eni. L’obiettivo era estrarre e raffinare il petrolio di cui l’isola è ricca. E impiantare vicino al mare i laboratori che avrebbero dovuto fare da traino per la nuova chimica made in Italy. In cambio, la Sicilia chiedeva lavoro. E così e stato. Quasi come a Taranto. Ma progetto di sviluppo ha un prezzo altissimo in termini di vite umane e malattie. Anche se non ci sono sentenze che dimostrino la diretta correlazione, i cittadini e molti medici non hanno dubbi.
Il viaggio dei veleni comincia nel litorale di Siracusa, un litorale che alla fine degli anni ’50 venne immolato nel nome dello sviluppo. Qui il cavaliere Angelo Moratti venne a costruire laRasiom, in grado di raffinare 8 milioni di tonnellate di greggio all’anno. In seguito arriveranno la Esso, l’Eni e l’Enel. E la costa tra i comuni di Priolo, Augusta e Melilli verrà ribattezzata “triangolo della morte”. Le industrie petrolifere e quelle chimiche hanno dato lavoro negli anni a circa 10 mila persone. Oggi però, a parte la Erg, stanno tutti trasferendo altrove i cicli produttivi. Dello sviluppo economico qui è rimasto ben poco.
A certificare 50 anni di industria rimangono però le statistiche sulla percentuali di decessi. A Priolo e Augusta i morti di tumore sono il 10 per cento in più rispetto al resto della Sicilia, e superano il 20 per cento quelli per tumore al polmone. Dal 1990 è scattato anche l’allarme malformazioni genetiche. Nel 2000 a Priolo il 5 per cento dei bambini è nato con malformazioni, cinque volte in più della media nazionale. Diffusissima l’ipospadia, una malformazione congenita dell’apparato genitale, che ad Augusta colpisce il 132 per mille dei nati. Numeri che ad oggi non hanno ancora trovato una causa specifica per la legge. Manca il nesso causale, ovvero la dimostrazione che i tumori e le malformazioni genetiche derivino dall’inquinamento delle industrie. Nel 2006 però la Syndial, società del gruppo Eni, ha deciso di risarcire alcune famiglie di Priolo: 11 milioni di euro per 101 casi di bambini nati con malformazioni genetiche.
Il nesso causale manca anche a Gela, settantamila abitanti sulla costa meridionale della Sicilia, dove da cinquant’anni la parola lavoro è sinonimo di Eni. Oggi a lavorare per l’azienda del cane a sei zampe ci sono meno di duemila persone. E in futuro saranno ancora meno. Fino agli anni ’90, però, dai cancelli delPetrolchimico voluto da Enrico Mattei sono passati interi nuclei familiari: migliaia di operai che raffinavano carburante e producevano concimi chimici e materie plastiche. Quattro celle affacciate sulla tangenziale costituivano fino al 1994 il repartoClorosoda, il fiore all’occhiello della nuova chimica made in Italy. Attivo dal 19 marzo 1971, Clorosoda era conosciuto da queste parti come il reparto killer. Su 75 operai che ci hanno lavorato negli ultimi anni di attività più della metà si sono ammalati di tumore: una ventina sono già morti, gli altri lottano contro un sistema immunitario distrutto dai veleni. Per anni, infatti, hanno lavorato respirando mercurio, che dentro Clorosoda era trattato senza alcuna precauzione.
Il problema vero però è nella matrice ambientale: a Gela sono inquinati anche gli ortaggi coltivati nella zona. Il risultato è che nel 2002, 520 bambini nati a Gela sono venuti alla luce con malformazioni genetiche. Anche qui è diffusissima l’ipospadia ma non mancano anche i casi di bambini nati microcefali, soprattutto tra le famiglie di ex operai del petrolchimico. “Quando io e mio fratello siamo nati senza alcun tipo di malformazione in famiglia si è quasi gridato al miracolo per una cosa che dovrebbe essere normale” racconta il giornalista Andrea Turco, figlio di un operaio dell’indotto petrolchimico. Nel 2006 un centinaio di famiglie di ex operai Clorosoda hanno deciso di mettersi insieme per fare causa all’Eni e costringere i vertici dell’azienda a prendersi le proprie responsabilità. “Siamo pronti ad aiutare anche le vittime del petrolchimico di Gela” dice Andrea Armaro, responsabile relazioni esterne del cane a sei zampe. Dal 2008 la procura di Gela ha aperto un’inchiesta sulla vicenda. E in attesa che le indagini facciano il loro corso, il genetista Sebastiano Bianca mette tutti in guardia: “In trent’anni non è cambiato nulla: pur avendo in parte dismesso gran parte degli impianti le percentuali di malformazioni sono rimasti stabili. Quindi il vero problema di questa città non sono le generazioni presenti ma quelle che verranno”.

DA PALERMO PARTE L'ORDINE DI ALLARGARE LE MAGLIE E A RAGUSA ORMAI TUTTI POSSONO TRIVELLARE


martedì 13 gennaio 2015

lunedì 12 gennaio 2015

6 Regioni impugnano lo SBLOCCA ITALIA. Ma la Sicilia di Crocetta non c'è. A quella dei Siciliani è stato impedito di impugnare




NE BASTAVANO 5 PER FAR RICORSO ALLA CORTE 

COSTITUZONALE e invece...

ben 6 Regioni tra cui non ci sono le più martoriate dalle 

attività di ricerca petrolifera in Italia ( Sicilia e Basilicata 

poichè non han voluto fare uno sgarbo a Matteo Renzi...) 

hanno impugnato l'articolo più balordo di Matteo: l'art 38 

dello Sblocca Italia che spoglia le Regioni e i Comuni della 

facoltà di decidere se volere o non volere, le attività di 

ricerca coltivazioni dei pozzi di idrocarburi, nei propri 

territori. Tra queste regioni anche le Marche e la Puglia. 

3 Regioni sono di centro sinistra e 3 di centro destra..

LA PROTESTA CONTINUA IN 

TUTTA ITALIA



giovedì 8 gennaio 2015

CROCETTA VENDE LA SICILIA A INTERESSI NON CERTO SICILIANI...



 A QUESTO PUNTO QUALCUNO SOSPETTA CHE GLI INTERESSI IN GIOCO SUPERANO QUALSIASI IMMAGINAZIONE...PER CROCETTA NON E' POSSIBILE FAR MARCIA INDIETRO...      
MA CERTO NON POSSIAMO LASCIARGLI DISTRUGGERE LA SICILIA COME VUOLE LUI.... CONTINUA LA LOTTA...


...oh Renzi Renzi...dove ti sei cacciato!