Prendete un bicchiere. Riempitelo di petrolio. Lo dareste da bere a vostro figlio? Perché il punto, in fondo, è proprio questo. Al banchetto del vivere quotidiano oggi ci sfamiamo a suon di plastica e carbone. Piatto unico, fonti fossili.
Però nel menù raccontiamo altro, come dei provetti storyteller. Vi ricordate la conferenza sul clima di Parigi? Sembra passato un secolo… Impegni, proclami, accordi. Tirando in ballo la Storia con la esse maiuscola ci siamo bevuti la favola della sostenibilità planetaria, vestita da green economy.
Poi si torna a casa, a ricreazione finita, e si ricomincia indisturbati a perseverare nell’errore. Da noi l’errore si chiama Sblocca Italia, nei tanti punti che lo compongono e nello specifico alla voce trivellazioni.
Tralasciando i pasticci istituzionali che ne hanno minacciato e depotenziato sul nascere la possibilità di valere sul serio, abbiamo oggi una grande opportunità: togliere il petrolio da quel bicchiere. Il 17 aprile bisogna andare a votare per esprimere un no secco alle trivellazioni, e alla strategia fossile di cui gronda questo governo.
È vero. Siamo stati derubati del plebiscito del 2011 sull’acqua pubblica. D’accordo, sembra una sfida impossibile avendo anticipato e disgiunto il voto dalle amministrative di primavera. Ma è anche per questo (proprio per questo) che dobbiamo vincere il muro diomertà mediaticache accompagnerà questo passaggio determinante per il futuro energetico (e democratico) del nostro paese.
In gioco non c’è (solo) l’ambiente, o la qualità della vita, o il modello di sviluppo. Che son concetti e obiettivi per lo più percepiti come generici, freddi, lontani. In gioco, io credo, c’è quel bicchiere pieno di petrolio. E nostro figlio e nostra figlia, un attimo prima di farglielo bere.
* coordinatore dell'Associazione dei Comuni virtuosi
Il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto di indizione del Referendum.
La data resta quella del 17 aprile.
Dunque, nessun Election Day. Nessun risparmio di 360 milioni di euro. Nessuna possibilità di informare adeguatamente i cittadini sui contenuti del referendum. Gli italiani e la democrazia sentitamente ringraziano!
Trivelle in mare, Mattarella firma decreto: referendum il 17 aprile, niente election day
Ambiente & Veleni
Il Colle fa sapere che per far svolgere la votazione nello stesso giorno delle amministrative servirebbe un'apposita legge. La consultazione riguarda la parte della legge che fa salve le autorizzazioni a estrarre idrocarburi fino alla fine della vita utile del giacimento
Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha firmato il decreto sulle norme in materia ambientale che indice il referendum popolareanti-trivelle per il 17 aprile. In questo modo viene ufficializzata la decisione del governo di non accorpare la consultazione con leamministrative. Scelta che ha suscitato le proteste del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che a ilfattoquotidiano.itha detto di essere “addolorato” e si è unito all’appello del presidente del Consiglio regionale della Basilicata Piero Lacorazza al capo dello Stato perché decidesse per l’election day. Lacorazza aveva lamentato anche che la data del 17 aprile “metterebbe a rischio l’applicazione della legge 28 del 2000 sulla par condicio, perché questa data non consentirebbe agli organi competenti di completare le procedure previste in tempo utile per far svolgere almeno 45 giorni di campagna elettorale, così come prevede la legge”.
Il Colle si chiama fuori facendo sapere che la firma è avvenuta in base al decreto 98 del 2011, che prevede la possibilità diabbinare tra loro referendum o elezioni di diverso grado ma non elezioni con referendum. Tant’è che per l’unico precedente diabbinamento referendum-elezioni, nel 2009, è servita un’apposita legge.
IN
VISTA DELL'INCONTRO DEI SINDACI SICILIANI, DEL 3 NOVEMBRE A NOTO,
CONTRARI ALLO "SBLOCCA ITALIA", INSIEME A GREENPEACE-WWF E LEGAMBIENTE, TUTTI SIAMO INVITATI A UN INCONTRO
ORGANIZZATIVO A NOTO SULLE TRIVELLAZIONI ---> ECCO L'INVITO
DELL'ASSESSORE DELLA CITTA' DI NOTO:
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CITTÀ DI NOTO Patrimonio dell’Umanità
Oggetto : riunione organizzativa lunedì 27 ottobre ore 17,30 presso la
Sala delle Conferenze del Convitto Ragusa in vista dell’ incontro del 3
novembre p.v. su trivellazioni nel Canale di Sicilia e Decreto 133/2014
cosiddetto Sblocca Italia
La S.V. è invitata a partecipare alla
riunione che si terrà lunedì 27 ottobre presso la sala delle conferenze
del Convitto Ragusa alle ore 17,30 per dare il proprio contributo
organizzativo e di riflessione in vista dell’incontro del 3 novembre a
Noto promosso da ANCI Sicilia con Greenpeace, Legambiente e WWF.
Data la valenza particolarmente strategica dell’incontro del 3 in cui a
Noto converranno i sindaci dei comuni coinvolti, si chiede di non
mancare.
Roma. Sono scesi in piazza a Roma e sono lì a manifestare pacificamente ora, a Montecitorio. I movimenti ambientalisti italiani stanno manifestando, il presidio man mano si va riempiendo di gente, soprattutto giovani e a colorare l’ambiente sono gli striscioni, decine e decine da tutta Italia che raccontano in slogan la storia delle battaglie dei comitati di ogni singolo territorio minacciato da opere impattanti, devastanti, alcune vinte, altre perse o ancora in corso di definizione e non perdono la speranza di riuscire là dove le lobbie del cemento e del petrolio vogliono imporre la loro logica distruttiva.
Foto Adriano Bucciarelli
Più di 180 le adesioni alla manifestazione, non mancano i Comitati cittadini ambiente della valle Peligna che combattono contro il progetto metanodotto rete adriatica e centrale di spinta della Snam. Si sta formando unvero e proprio fronte contro le trivelle selvagge, le opere strategiche fortemente impattanti e i progetti che devastano l’ambiente che stanno riaffiorando e rivivendo a causa del decreto (S)blocca Italia.
Foto Adriano Bucciarelli
Cosa possono fare, a questo punto, i cittadini? Se condividono le battaglie portate avanti dai comitati cittadini italiani basta unirsi al presidio, oggi fino alle 14, e gli ambientalisti torneranno domani dalle 10 alle 14 sempre a piazza Montecitorio.
Legambiente: “Decreto totalmente antiambientale, vecchio e pericoloso.
Renzi ha rottamato le persone del Novecento ma non le più fallimentari idee di sviluppo dell’epoca”
“Mai avevamo assistito ad un intervento legislativo così organicamente antiambientale e così carico di interventi sbagliati, all’opposto del sostegno ad un’economia circolare e low carbon _ Così il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio CogliatiDezza, dal sit-in di Piazza Montecitorio, esordisce sul decreto Sblocca Italia _ Il dl Sblocca Italia avrebbe potuto essere uno “Sblocca Futuro”, se gli interventi normativi, le semplificazioni, gli standard di efficienza avessero risposto a un chiaro disegno di trasformazione del paese nella direzione dello sviluppo di un’economia moderna e ecosostenibile. Il provvedimento invece ripropone un’Italia vecchia, incapace di stare al passo con i tempi, che si limita a fare tana libera tutti contro i lacci e lacciuoli, che imbriglierebbero il sistema. E mentre tutto il mondo cerca il modo migliore per uscire dall’egemonia del fossile, qui si autorizzano e rilanciano ricerche, trivellazioni ed estrazioni ovunque, con royalties irrisorie, senza obbligo di ripristino in caso di incidente, e con l’estromissione delle Regioni dalla Via per i giacimenti a terra _ continua Cogliati Dezza _ Non c’è, inoltre, nessuno snellimento delle procedure ma deroghe, commissariamenti, accentramento delle decisioni e un po’ di risorse. Esautorati enti locali e regioni si torna al modello Bertolaso, che ha prodotto i danni e la corruttela che sappiamo. E non siamo noi a denunciarlo, ma la Commissione Ambiente Cantone e la Banca d’Italia, che parla di ripercussioni negative sui tempi, i costi, e della “vulnerabilità ai rischi di corruzione. Viene da chiederci, quindi, quando il premier Renzi, che ha rottamato con clamore le persone del Novecento, intenda rottamare anche le idee di sviluppo più inefficaci e fallimentari che hanno caratterizzato quel periodo e, contestualmente, vorremmo rivolgere anche un appello al movimento sindacale affinché si opponga al decreto Sblocca Italia, che dopo tanti annunci ha riproposto un modello di sviluppo vecchio e stantio, incapace di guardare al futuro e alla modernità e di offrire nuovo buon lavoro” conclude Dezza.
Un attacco all’ambiente senza precedenti è definitivo il decreto sblocca italia, soprannominato dal Movimento 5 stelle Sfascia Italia e dagli ambientalisti Decreto fossile, è il documento dell’esecutivo varato dal Governo Renzi il 13 settembre. “Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Sorrento tra Capri, Ischia ed Amalfi. Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l’economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento. Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito solo un aggravamento
delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all’economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti. Le grandi opere con il loro insano e corrotto “ciclo del cemento” continuano ad essere il mantra per questo tipo di “sviluppo” mentre interi territori aspettano da anni il risanamento ambientale. Chi ha inquinato deve pagare. Servono però bonifiche reali, non affidate agli stessi inquinatori e realizzate con metodi ancora più inquinanti; l’esatto opposto delle recenti norme con cui si cerca di mettere la polvere tossica sotto al tappeto. Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e “general contractor” che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese. Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio. Il provvedimento si configura come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell’acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.
Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.
Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche”.