domenica 30 novembre 2014

ECCO QUEL CHE PENSIAMO SUL PROTOCOLLO DI GELA CROCETTA/ ENI; ...e il Parlamento Reg all'oscuro di tutto!!!



                  ANNOTAZIONI SU PROTOCOLLO D'INTESA PER L'AREA DI GELA
sottoscritto presso il MISE in data 6 Novembre 2014
 Gentili Signore e Gentili Signori,
l'ennesimo protocollo d'intesa sottoscritto presso il MISE dalla Regione Siciliana, dalle principali organizzazioni dei sindacati dei lavoratori, da ENI, ecc., si presta a numerosi rilievi critici.
Con l'Intesa si risponde ad un problema drammaticamente reale in modo errato e contraddittorio.
Il dato reale su cui tutti dobbiamo ragionare con grande senso di responsabilità, è rappresentato dalla crisi della raffinazione in Sicilia e nell'intera Penisola.
Il settore registra in Italia un over capacity che l'ICC (International Chamber of Commerce) stima in 40 milioni di tonnellate, che equivalgono al prodotto di quasi 7 raffinerie messe assieme, e le cui cause profonde -mai abbastanza indagate- sono da ricercare negli eccessivi investimenti effettuati negli anni '80 in nuova capacità di raffinazione (si ebbero perfino casi di nuovi impianti mai entrati in esercizio), nel cambiamento nella disponibilità dei greggi sui mercati internazionali e nella progressiva sostituzione dell'olio da parte del gas naturale nella generazione elettrica.
La concorrenza dei competitors del Far East e dei biocarburanti e la flessione della domanda, ingenerata dalla perdurante crisi economica, hanno fatto il resto.
Che non si tratti di crisi passeggera lo ricorda lo studio "Elementi sulla Raffinazione Europea", redatto dal World Energy Council - Comitato Nazionale Italiano:"… se guardiamo al medio lungo termine, le prospettive per il settore europeo della raffinazione sembrano confermare un ridimensionamento del ruolo dei prodotti petroliferi all’interno dei consumi energetici dell’Unione Europea".
Paradossale e contraddittorio, quindi, che l'Intesa punti, da un lato, a far fronte alla crisi dello stabilimento di Gela optando per l'uscita dal settore della raffinazione dell'olio, mentre dall'altro preveda, al contempo, l'aumento della produzione di idrocarburi liquidi e, contestualmente, l'incremento della produzione di gas naturale, che è concorrenziale/sostitutivo al petrolio nel settore della generazione elettrica.
Volendo ricorrere ad una metafora, è come se il medico volesse alimentare il male che affligge il paziente e, nel mentre, aiutarlo a guarire!
Inoltre, la soluzione proposta nell'intesa è l'ennesimo déjà vù. Ripropone un percorso di "sviluppo" che la Sicilia e tutti i Sud del Mondo hanno imparato a conoscere, a caro prezzo, nel corso della loro storia: concessione dello sfruttamento delle risorse e del territorio alle aziende (prima di Stato ed oggi, nella meno peggiore delle ipotesi, partecipate dallo Stato) in cambio di progetti di crescita industriale ed occupazionale che il tempo ha poi condannato al fallimento, lasciando in eredità nuove povertà, nuova disoccupazione, degrado ambientale, peggioramento dell'aspettativa di vita, ecc..
Secondo l'Intesa, il mantenimento dei livelli occupazionali nello stabilimento di Gela, la difesa del know-how delle maestranze e la rivitalizzazione dell'indotto son tutte cose che passano attraverso la creazione di un nuovo polo della chimica verde che in Sicilia dovrebbe il suo punto di forza nella produzione "sostenibile" di biocarburanti derivati dalla lavorazione dell'olio di palma.
Quanto è sostenibile, in termini economici ed ambientali, la nuova filiera "green" richiamata nel Protocollo, su cui si vorrebbe costruire il futuro industriale di Gela?
Sarà sufficiente qui ricordare come l'olio di palma venga procacciato mediante la pratica selvaggia del "land grabbing", inglesismo che indica l'accaparramento selvaggio, da parte di pochi, di terreni agricoli nei Paesi in via di sviluppo, che produce impatti sulla deforestazione, sulla degradazione del suolo, sugli eco-sistemi e, soprattutto, sulla sicurezza alimentare delle popolazioni private dei loro terreni agricoli.
Ogni secondo un paese povero vende o dà in concessione a un investitore privato un’area di terra grande come un campo da calcio.
Secondo un dettagliato dossier stilato da Actionaid,  l'Italia svolge un ruolo di primo piano nell'accaparramento di terre, nel settore delle energie rinnovabili, in quello petrolifero e prevalentemente per biocarburanti, acquistando terre in Africa.
In particolare, secondo l'organizzazione GRAIN.ORG, ENI ha investito 700 milioni di dollari per avere accesso a 92.000 HA da destinare alla coltivazione dell'olio di palma (paesi interessati: Congo ed Angola). Si tratta di una stima per difetto, giacché non sono disponibili i dati relativi al Mozambico.
Il progetto congolese di ENI punta alla produzione di 340.000 tonnellate/anno di olio di palma greggio con impatti che le organizzazioni per i diritti umani hanno definito in perdita di biodiversità, insicurezza alimentare, deforestazione, malnutrizione, malattie legate al degrado ambientale, ecc..
Il "land grabbing" all'italiana non coinvolge soltanto Congo, Angola e Mozambico, ma anche Senegal, Etiopia, Nigeria, Kenya, Guinea Konakry,  Madagascar, Algeria, Benin, Cameroun, Marocco, Ghana, ecc.. (Fonte: Eni’s investments in tar sands and palm oil in the Congo Basin).
Con il Protocollo si intende dunque arginare situazioni di crisi e depauperamento industriale creando nuova povertà e mettendo in pericolo il diritto al cibo delle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo africani, sconvolgendo gli eco-sistemi e contribuendo al Climate Change attraverso la deforestazione del Pianeta.
La risposta ai problemi economici del settore della raffinazione made in Italy e di una parte del nostro profondo Sud si gioca tutta sulla pelle e sul diritto alla vita del Sud del Mondo? Come può convivere questo scempio con la tradizione storica e culturale della Sicilia?
Da non sottovalutare inoltre che l’incremento delle attività di perforazione e quindi di coltivazione, qualora sciaguratamente dovessero andare in porto, comporterebbe un enorme aumento esponenziale delle connesse attività di raffinazione, di trattamento reflui delle cosiddette acque di strato, nonché dei pozzi di stoccaggio. Attività che se rappresentano da un lato costi notevoli per la compagnia proponente, d’altro canto rappresentano occasione di enormi profitti sul versante delle attività di trattamento chimico biologico ed essiccazione, da aggiungere ai fanghi dei rifiuti speciali provenienti da fuori regione.
 In questi giorni la Regione Basilicata, a seguito di rilevati tassi di radioattività presenti nei reflui trasportati con autobotti dal COVA (Centro Oli) di Viggiano presso gli impianti di trattamento di “Tecnoparco” spa di Pisticci Scalo (profitti giornalieri di 90.000 Euro medi) ha sospeso per un mese, in accordo con amministrazioni locali e privati, il funzionamento degli impianti, per consentire all’ARPAB di effettuare le dovute analisi.
Tutti si chiedono dove verranno trasportati i “rifiuti” speciali derivanti dal ciclo estrattivo (e non solo). La mappa degli impianti di trattamento non esclude Gela. Il derivato essiccato, inoltre, alimenta spaventose discariche speciali. Altro che “green energy” per la Sicilia!
La produzione da piantagioni di “guayule”, materia prima per ricavare la gomma, comporterebbe per ENI un duplice vantaggio: evitare di affrontare i necessari costi di bonifica di 5.000 ettari inquinati, beneficiando dei relativi fondi UE; capitalizzare un’ulteriore quota di consenso legata alla prospettiva di impiego di … circa cento unità lavorative. In realtà si tratta di una possibile ulteriore truffa per attrarre capitali (vedi effetti dell’art. 4 del cd “Destinazione Italia”), nonché di una palese sottrazione di suolo ad una più credibile pianificazione a gestione collettiva di un ciclo virtuoso di bonifica/riqualificazione/trasformazione (della canapa, ad es.) e vendita in circuiti estranei alla combustione.
Ma non è tutto.
Denunciate le contraddizioni dell'accordo e la sostenibilità farlocca della bio-raffineria che verrà, resta al fondo della questione il punto che rende l'Intesa particolarmente interessante per ENI: il notevole potenziale di crescita per le attività estrattive che il territorio siciliano (off shore compreso) è in grado di assicurare alla stessa ENI ed alle sue partecipate/controllate.
Ragionando in punta di diritto, non si è lontani dal vero se si afferma -come noi affermiamo- che talune previsioni dell'accordo costituiscono una palese violazione della normativa che tutela la libera concorrenza all'interno dei Paesi della U.E..
Infatti si chiede alla Regione di procedere alla semplificazione dei procedimenti amministrativi (dunque: di impegnarsi a modificare la legge regionale n. 14 del 2000), ma si rivendica anche il diritto di esercitare quelle attività in regime di sostanziale monopolio (o oligopolio), posto che nel protocollo si legge chiaramente che le attività petrolifere saranno esercitate direttamente da ENI (o da società riconducibili ad ENI) ovvero da società aventi la sede legale nel territorio siciliano.
Appare evidente che si è di fronte ad un accordo restrittivo della concorrenza, come tale vietato dall’Unione europea. D’altra parte, la direttiva 94/22/CE, che disciplina la materia, prescrive agli Stati membri di garantire che non vi siano discriminazioni tra le società petrolifere per quanto riguarda l’accesso alle attività; e dispone che la superficie di ciascuna area data in concessione debba essere determinata in modo da non eccedere quanto giustificato dall’esercizio ottimale delle attività medesime sotto il profilo tecnico ed economico.
Essa chiarisce, inoltre, che “le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative che conferiscono ad un unico ente il diritto di ottenere autorizzazioni in un’area geografica specifica, compresa nel territorio di uno Stato membro, sono abolite dagli Stati membri interessati prima del 1° gennaio 1997”.
ENI, come qualsiasi altra azienda privata, non è tenuta a rispondere a nessuno dei criteri di selezione del suo personale e dei suoi fornitori di beni e servizi, ma non può utilizzare questa sua discrezionalità come mezzo di scambio con una qualsiasi Pubblica Amministrazione nell'Unione per ottenere vantaggi particolari o scorciatoie, seppur nel rispetto formale della legge.
In materia di concorrenza -e non solo- la legge è uguale per tutti o non è.
Analogamente la Regione Siciliana (e neppure quella lucana o, prossimamente, anche sarda) non può sottoscrivere intese, protocolli o accordi che impongano discriminazioni tra soggetti economici in virtù del loro tasso di italianità, sicilianità, ecc..
Assomineraria ed ENI non possono richiedere che lo Stato e le amministrazioni territoriali sciolgano "lacci e lacciuoli" e, contemporaneamente, che lo stesso Stato e la Regione Siciliana creino corsie ad hoc ad uso e consumo di alcuni e a detrimento di altri.
A dispetto del nome e di certi imbonitori della politica nostrana, lo "Sblocca-Italia" non è cosa riservata soltanto a chi è italiano e per questo lo stesso Mattei, in perenne lotta con le Sette Sorelle e sostenitore accesso della nazionalizzazione della produzione elettrica e del settore estrattivo, lo avrebbe osteggiato[1].       .     
Piaccia o non piaccia, il Protocollo è dunque meritevole di censura  da parte dell'Anti Trust.
Andando invece a questioni di merito, appare ridondante -e per tale ragione ci asterremo dal farlo- richiamare quanto già emerso nel corso nelle numerose audizioni del Coordinamento Nazionale NO TRIV, svolte negli ultimi anni presso le competenti Commissioni di Camera e Senato.
Del resto, anche nel corso del dibattito all'interno dell'Assemblea Regionale Siciliana, sono emersi tali e tanti elementi che avrebbero dovuto indurre il Presidente Crocetta a desistere dal sottoscrivere sia l'Intesa, sia il successivo addendum, anche in virtù della mozione approvata a maggioranza dall'A.R.S., che impegna e vincola il Governo regionale a bloccare l'avanzata delle trivelle in Sicilia.
Il protocollo di intesa risale al 4 Giugno 2014. Sottoscritto tra regione Siciliana, Assomineraria, EniMed SpA, Edison Idrocarburi Sicilia Srl, Irminio Srl, ha enfatizzato lo strombazzamento retorico  della necessità di un rilancio degli investimenti in Sicilia che permettano “l'utilizzo razionale della risorse di gas e petrolio, intensificando gli strumenti dedicati alla sicurezza e al rispetto dell'ambiente”. Un investimento complessivo previsto di 2 miliardi 400 milioni di Euro in 4 anni, ricadute occupazionali stimate intorno alle 7000 unità. Prevista l'istituzione di un Comitato Paritetico finalizzato per l'accelerazione degli investimenti e per il monitoraggio delle prescrizioni ambientali e di sicurezza. Allora Crocetta si affrettò a dichiarare che ''con questo accordo contribuiamo al rilancio economico della Sicilia, al miglioramento della situazione finanziaria per effetto dell'incremento delle entrate relative alle royalties, alla fiscalità e diamo una risposta di tipo innovativo che rilancia fortemente l'occupazione con un progetto di investimenti ecosostenibili''
Sappiamo che in Italia alle multinazionali petrolifere viene garantito un regime normativo favorevole alla riproduzione di crescenti profitti, visto che non viene intaccato  il predominio delle quote del “dichiarato” estratto, al netto del gettito fiscale e dei costi estrattivi. Alle articolazioni decentrate dello Stato italiano (regioni e comuni) spetta il “concesso” 10% sotto forma di royalties (per le estrazioni in terraferma è applicata un’aliquota di royalties del 10% sulle quantità di petrolio e gas estratti, mentre per le estrazioni offshore le royalties si differenziano in due aliquote: 10% sulla quantità di gas naturale estratto e 7% sul petrolio), oltre al vantaggio che le stesse società hanno sulle franchigie petrolifere: le prime 50 mila tonnellate di olio prodotte annualmente in mare, cosi come i primi 80 milioni di metri cubi di gas, sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato. Con tali vantaggiose condizioni, è aperta alla grande l’assalto al Canale di Sicilia, dove tre piattaforme posizionate lungo le coste estraggono già il 62% di tutto il greggio ricavato dai fondali italiani.
 L’art. 3 del Protocollo Assomineraria prevede, quale specifico impegno della Regione Sicilia, di “intraprendere ogni utile iniziativa di collaborazione e semplificazione amministrativa volta ad assicurare che nello svolgimento degli iter autorizzativi relativi alle attività, così come verranno definite dal Comitato Paritetico, vengano rispettati i tempi procedurali dettati dalle norme vigenti” e “a ripristinare e mantenere, nel rispetto delle prerogative legislative e della volontà del Parlamento Siciliano, con particolare riferimento alle royalty, un contesto normativo stabile, in linea con le vigenti norme statali, tale da assicurare un ragionevole riferimento che permetta alle imprese del settore di programmare e portare a termine i Piani Industriali”.
Ma prima di  procedere a tale semplificazione, riguardante la legge 14/2000  è necessario scardinare alcune incongruenze del sistema amministrativo della stessa e che attualmente sono operanti. E’ da chiedersi, ad esempio, se L’URIG (Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia) Sicilia si può considerare realmente un organismo “terzo e indipendente”.  In teoria no, perché ha un interesse economico a concedere le autorizzazioni ( all’art.9, comma 2° della L.R. n.14/2000) derivante dalle royalties pagate dagli operatori sul petrolio e sul gas estratti. E contemporaneamente è l’organo di vigilanza nel settore estrattivo (idrocarburi e geotermia) con le funzioni di polizia giudiziaria ai sensi dell’art.5 comma 2° del D.P.R.128/59, per tali compiti applica le procedure di cuiD.lgs.-758/94 (Modificazione alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro) .
ENI chiede, quindi, alla Regione Sicilia di “dare piena e immediata attuazione agli impegni assunti.
Ma impegni assunti da chi? Esclusivamente dal presidente Crocetta, senza aver preliminarmente coinvolto, per richiederne mandato, l’Assemblea Regionale Siciliana ( organo della Regione che dispone di personalità giuridica, regolamenti autonomi, un proprio bilancio ed un proprio personale, distinti da quelli della Giunta regionale). Alla luce di quanto detto sopra, come si può pretendere che l’Assemblea Regionale Siciliana, preliminarmente esautorata nella formulazione del protocollo,oggi possa assumere l’impegno ad “intraprendere ogni utile iniziativa di collaborazione e semplificazione amministrativa…..”? A maggior ragione l’Assemblea Regionale Siciliana non può essere chiamata a garantire, “con particolare riferimento alle royalties, un contesto normativo stabile, in linea con le vigenti norme statali, tale da assicurare un ragionevole riferimento che permetta alle imprese del settore di programmare e portare a termine i Piani industriali”  presumibilmente per i prossimi 10-15 anni. … visti i vantaggi economici conseguenti all’incremento delle produzioni”.
Il Presidente della Regione Crocetta ha sottoscritto tale protocollo impegnando  L’Assemblea Regionale Siciliana, che  è un organo della Regione che, analogamente ad altri organi di rilevanza costituzionale, dispone di personalità giuridica, di regolamenti autonomi, di un proprio bilancio ed un proprio personale, distinti da quelli della Giunta regionale.
In maniera spudorata ed aperta, quanto ricattatoria, Eni ed Assomineraria hanno costretto le parti contraenti a modificare ad ulteriore ribasso le previsioni delle royalties, che in giro di boa in un solo anno sono passate (sotto l’egida politica dello stesso “governatore”) dal 20% al 13%, per tornare all’allineamento al ribasso, “nel rispetto delle prerogative legislative e della volontà del Parlamento Siciliano”, s’intende … delle quote stabilite per tutte le regioni a statuto ordinario.
Con buona pace  della Legge Regionale n 14 del 2000 e … dell’autonomia siciliana, quella stessa autonomia che viene cancellata per effetto dell'art. 38 della legge di conversione dello "Sblocca-Italia".
Come già chiarito dal costituzionalista Di Salvatore, lo "Sblocca - Trivelle" si applica anche alle Regioni a Statuto Speciale. Infatti: < La ragione per cui lo Sblocca-Italia dovrebbe dirsi applicabile anche alle Regioni a Statuto speciale è quella posta in luce dalla Corte costituzionale nel 1991: la realizzazione delle opere e delle attività contemplate dal decreto risponderebbero ad un interesse nazionale e per questo esse sarebbero strategiche, di pubblica utilità, indifferibili e urgenti. La qual cosa legittimerebbe la c.d. “attrazione in sussidiarietà” da parte dello Stato. D’altra parte, l’art. 38 dello Sblocca-Italia questa volta lo dice espressamente: il titolo concessorio unico è accordato con decreto del Ministro dello sviluppo economico, previa intesa con la regione o la provincia autonoma di Trento o di Bolzano territorialmente interessata. E il riferimento a Trento e Bolzano lascia, appunto, intendere che la disciplina del procedimento trovi applicazione anche alle Regioni a Statuto speciale >.
Ciò premesso, appare doveroso che il Presidente Crocetta e la Giunta deliberino al più presto di impugnare l'art. 38 della Legge 164/2014 o che, in caso di loro inerzia, vengano indotti a farlo dall'Assemblea Regionale Siciliana attraverso lo strumento della risoluzione.
Lo chiede a voce alta la comunità siciliana; lo esigono i numerosi Comuni che con formali atti deliberativi hanno chiesto alla Regione di "rappresentarli" in un eventuale contenzioso presso la Corte Costituzionale. Lo impone, infine, la secolare tradizione culturale della nostra Regione, incentrata sul rispetto dell'uomo e dell'ambiente, in contrapposizione allo sfruttamento indiscriminato delle risorse e del territorio.
[1] Dal discorso pronunciato alla Camera il 26 ottobre 1949: "… Prima di entrare in dettagli di discussione, vorrei far presente alla Camera dei Deputati cosa può significare il fatto che l'enorme energia rappresentata dal metano diventi esclusivo possesso di gestori privati (…). Il sottosuolo della Pianura Padana deve rimanere allo Stato perché solo allo Stato va il merito di avere individuato, attraverso una sua azienda, questa enorme ricchezza patrimonio di tutta la nazione".  Mattei non avrebbe mai potuto immaginare che, cinquant'anni dopo, una delle Sette Sorelle, Shell, sarebbe stata impegnata nello sfruttamento del sottosuolo lucano in joint ventures con altre compagnie, tra cui la stessa Eni. Nel suo discorso alla Camera, Mattei definisce gli idrocarburi e, in particolare, il metano "enorme ricchezza patrimonio di tutta la nazione".  A seguito della liberalizzazione del settore e con la fine dell'esclusiva di ENI, gli idrocarburi intrappolati nel sottosuolo della Sicilia sono diventati patrimonio non più della nazione -e men che meno della Regione- bensì, oltre che di Eni, anche delle società private straniere Edison (Francia), Panther Eureka Gas (U.s.a.), Audax Energy (Australia), Northern Petroleum (Gran Bretagna) e Cygam Energy (Canada).
Tra le società straniere che hanno avanzato richiesta di cercare o estrarre olio e gas in Sicilia ricordiamo Appenine Energy (Gran Bretagna) e Mac Oil (Canada).


Distinti Saluti.

Coordinamento Nazionale NO TRIV – Sez. Sicilia,  li 28 novembre 2014

giovedì 27 novembre 2014

COMUNICATO IMPORTANTE PRE-MOBILITAZIONE. E' ORA DI FAR PRESSIONE SUL PARLAMENTO SICILIANO...ALLA LUCE DEL SOLE

La SEDUTA DELL'ARS PER DISCUTERE 

L'IMPUGNAZIONE DELL'ART 38 DELLO SBLOCCA ITALIA 

è STATA RIMANDATA A MARTEDI 2 DICEMBRE 2014. I 

Comitati NOTRIV siciliani stanno preparando per quel giorno 

la loro presenza davanti al PARLAMENTO SICILIANO per 

far sentire la voce contraria del popolo siciliano che rifiuta il 

modello di sviluppo che da Matteo Renzi, Crocetta, Marziano  
& co. ci vogliono imporre.   In un epoca in cui si cerca di 

superare la cultura Fossile loro sono tornati per farci fare un 

passo indietro epocale. Chi non ci sta si prepari per far 

sentire la sua voce con noi Martedi 2 dicembre ore 16 con al 

primo punto dell' OdG "DIBATTITO SULLE 

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE IN 

ORDINE ALLE ATTIVITA’ DI TRIVELLAZIONE NEL 

TERRITORIO REGIONALE", ecc.   

SEGUITECI  E VI TERREMO INFORMATI. anche 

su www.comitato- notriv.blogspot.it o SU FACEBOOK " 

cercando "COMITATO NOTRIV SICILIA"

mercoledì 26 novembre 2014

I GIOCHETTI dei parlamentari regionali su cui pende la mannaia di Renzi: hanno disertato i lavori per decidere di impugnare lo SBLOCCA ITALIA


Trivelle, manca di nuovo 
il numero legale alla Commissione Ambiente di oggi 26 11 2014: “Schizofrenia”

Trivelle, manca di nuovo <br /> il numero legale: “Schizofrenia”
“Schizofrenia allo stato puro”, ha commentato a caldo Trizzino, dopo che per la seconda volta, in due giorni consecutivi, è venuto meno il numero legale per il voto alla proposta di referendum che va contro le trivellazioni e per fermare, quindi, gli effetti dell’art. 38 dello Sblocca Italia. “Soltanto una settimana fa, – afferma Trizzino – gli stessi deputati che oggi hanno fatto mancare il numero legale per la votazione, inveivano e protestavano contro questo articolo folle, indignandosi per l’atteggiamento favorevole del governo regionale nei confronti delle ditte petrolifere”.
“Cosa sarà successo nel frattempo non è dato sapersi, – commenta il presidente della IV commissione – ad esempio Ferrandelli dovrebbe spiegarci se le sue azioni contro le trivelle sono eseguite da cittadino singolo o per conto del suo gruppo politico, il Pd, che invece non ha assunto una posizione univoca e sicuramente non apertamente contraria all’articolo dello Sblocca Italia”.
“Alcuni deputati sono arrivati addirittura a sostenere non prioritaria la trattazione dell’argomento trivelle; a questo punto vorrei capire quali argomenti sono da ritenersi urgenti in materia di ambiente in Sicilia”. La commissione, con il presente Odg, è stata rinviata, ancora una volta, alla prossima settimana. “Invito i componenti ad essere presenti e numerosi alla commissione di martedì prossimo – conclude Trizzino – e li esorto a prendere le distanze da questa decisione scellerata ‘impupata’ dal premier Renzi nello Sblocca Italia e sostenuta di buon cuore dal governatore Crocetta”.
E’ stata una seduta di fuoco quella che s’è svolta in Commissione Territorio e Ambiente all’Assemblea regionale siciliana. E non sono mancate parole grosse all’indirizzo di Trizzino. “Quella di cui si parla è una proposta importante – ha spiegato – attraverso la quale si intende fermare gli effetti di un articolo folle il cui scopo è quello di permettere un più rapido procedimento di rilascio di autorizzazioni alle compagnie petrolifere per le ricerche di idrocarburi”.

ECCO LE RAGIONI PER ESSERE CONTRO LO SBLOCCA ITALIA. chiariamoci le idee





PUTIFERIO IN PARLAMENTO REGIONALE SICILIA. Ma nn si esclude lo zampino di Matteo che teme la rivolta delle Regioni contro SBROCCA ITALIA



Fabrizio Ferrandelli PD fà video-spot contro le trivelle che vuole mandare RENZI

 FERRANDELLI PD contro le Trivellazioni di RENZI. CLICCA E GUARDA IL BREVE VIDEO
FERRANDELLI DEL PD SICILIA SI SCHIERA CONTRO I PROGETTI PETROLIFERI DEL SUO SEGRETARIO RENZI:  
dentro il PD, qualcuno tenta di pensare!? clicca qua e guarda il video

NON CREDIAMO AL "BIO" dell'ENI che in cambio chiede libertà assoluta in Sicilia...Continua la colonizzazione dell'Isola?

Eni, bioraffineria di Gela a rischio dopo stop della Regione a ricerca petrolio

Eni, bioraffineria di Gela a rischio dopo stop della Regione a ricerca petrolio
Lobby

Il "pegno" da pagare perché il Cane a Sei zampe riconverta l'impianto è la concessione di autorizzazioni per l'esplorazione e l'estrazione di idrocarburi in Sicilia. L'Assemblea regionale, però, si è messa di traverso. E ora i sindacati temono che l'accordo salti
A rischio l’accordo tra Eni, sindacati e Regione Sicilia sulla trasformazione della raffineria di Gela in un impianto “bio”. Dopo lo stop deciso dall’Assemblea regionale a tutte le autorizzazionidi ricerca e prelievo di idrocarburi sul territorio regionale, i sindacati temono che salti tutto. Nell’intesa si prevede infatti che in cambio della conversione dell’impianto e della salvaguardia dell’occupazione Eni e istituzioni debbano spingere sulle attività diupstream, cioè esplorazione e estrazione, in linea con l’articolo 38 del decreto Sblocca Italia. L’obiettivo numero 5 del verbale firmato al ministero dello Sviluppo economico recita infatti: “Accelerazione delle autorizzazione alla ricerca e sviluppo di nuovi giacimenti”. In sostanza, se da una parte la Sicilia va verso una soluzione “green” con la bioraffineria, dall’altra deve consentire un aumento delle ricerche di petrolio e gas. Questo è il pegno da pagare. Lo ammette il sottosegretario Simona Vicari, preoccupata anche per le notizie di possibili referendum consultivi nei territori rivieraschi del Canale di Sicilia. “Proprio pochi giorni fa siamo riusciti a ottenere l’accordo per la salvaguardia dei posti connessi alla raffineria di Gela (3.500 tra diretti e indotto), grazie al nuovo piano dell’Eni che prevede investimenti ingenti nel locale settore upstream”, ha scritto Vicari in una nota. Investimenti che “consentiranno la salvaguardia dei posti di lavoro e della vocazione manifatturiera del territorio”. Su questa linea, qualche giorno dopo la firma del verbale, la direzione risorse minerarie del ministero ha rilasciato a Eni (60%) e Edison (40%) una concessioneventennale per la coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi nel Canale di Sicilia. Si tratta della prima rilasciata dal 2012.
I sindacati, dunque, sono preoccupati. La decisione dell’Assemblea regionale “rischia di avere conseguenze anche sull’attuazione dell’accordo sottoscritto con l’Eni in merito alla riconversione della raffineria di Gela, d’accordo con la stessa regione Sicilia”, dice il segretario generale aggiunto Uil, Carmelo Barbagallo, che chiede “al Governo regionale di correre subito ai ripari e di emanare un provvedimento che ripristini la condizione necessaria all’efficacia di quell’intesa sottoscritta in sede nazionale al ministero”. Per il segretario generale Uiltec, Paolo Pirani, “è impensabile chebocciature strumentali mettano in serio pericolo lo sviluppo dell’intero territorio e rischino di far saltare un investimento di oltre 2,2 miliardi a favore della desertificazione industriale e della disoccupazione”. Secondo Pirani “occorre superare l’atteggiamento ostile verso lo sfruttamento delle nostre risorse” e procedere “immediatamente all’attuazione dell’accordo trovato con Eni con grandi difficoltà”.
A gettare benzina sul fuoco, tra l’altro, si è messa anche la proposta referendaria presentata dal M5S in commissione Ambiente e territorio all’Assemblea regionale siciliana per fermare gli effetti dell’articolo 38 dello Sblocca Italia. Proposta che è già stata accolta favorevolmente dalla maggioranza della commissione.
Che Governo e Regione non abbiano però nessuna intenzione di tornare sui loro passi è chiaro: perché, chiosa il sottosegretario Vicari, “il Canale di Sicilia gioca già oggi un ruolo fondamentale” per aumentare l’indipendenza energetica, “che nel futuro sarà ancora più cruciale con almeno 2,3 miliardi di investimenti previsti nell’area”. Vicari fa riferimento al protocollo d’intesa siglato da Regione, Eni, AssominerariaEdison e Irminio a giugno scorso che prevede investimenti per 2,4 miliardi di euro nel settore del gas e del petrolio, con un’occupazione stimata intorno alle 7.000 unità. Protocollo difeso a spada tratta dal governatore sicilianoRosario Crocetta: “Tra occupazione salvata e prodotta parliamo di 10mila occupati grazie al protocollo d’intesa con i petrolieri. Se il mio crimine è avere salvato 10mila lavoratori non ci sto. Non voglio ascoltare radicali e finti ambientalisti”. Proprio sulle “attività di trivellazione nel territorio regionale”, Crocetta dovrà riferire in Aula a palazzo dei Normanni il 26 novembre.  

sabato 15 novembre 2014

Bravo Crocetta, bravo bravo. Veramente bravo...come i "bravi" dei Promessi Sposi


14 11 2014  La Repubblica news trivelle: Ecco il patto scellerato fra Crocetta e i petrolieri --> tempi brevi per gli ok e royalties senza aumenti

Con Crocetta e Renzi peggio che ai tempi di Cuffaro... ( ...comunque non ci fregherete il futuro sostenibile!!)



LA REPUBBLICA - Palermo

Bufera su patto Crocetta- 
petrolieri. Sel: "Conflitto d'interessi tra giunta e Confindustria". Fi: "Subito seduta all'Ars"

Polemiche dopo l'inchiesta di "Repubblica" che ha svelato la trattativa per nuove trivellazioni in terra di Sicilia
Interrogazione all'Ars, attacchi politici su "conflitti d'interessi" e polemiche. Nel mirino Palazzo d'Orleans, dopo l'inchiesta di Repubblica che ha svelato l'accordo tra il governatore Rosario Crocetta e i petrolieriper nuove autorizzazioni alle trivelle in cambio dell'impegno della Regione a non aumentare le royalty. Un accordo che ha già portato all'intesa sull'Eni e la salvaguardia occupazionale dei posti di lavoro nella raffineria di Gela. Accordo che rischia di saltare se l'Ars aumenterà di un euro le royalties.

"Non possiamo continuare a permettere che siano poteri innominabili a governare la nostra Isola - attacca il deputato nazionale di Sel, Erasmo Palazzotto -  l'articolo pubblicato oggi su Repubblica da Antonio Fraschilla rivela ancora una volta quali sono gli interessi in gioco e soprattutto in nome di chi si prendono le decisioni dentro il Governo Regionale. Non è possibile che si stipuli un protocollo con Assomineraria, sezione petrolifera di Confindustria, e che a siglarlo sia insieme al Presidente anche Linda Vancheri che è rappresentante di Confindustria stessa nel Governo. È questo il terribile conflitto di interessi da cui dobbiamo liberarci. Quali interessi si stanno tutelando? Quelli dei Siciliani o quelli delle speculazioni di un pezzo del mondo imprenditoriale? Questa vicenda non riguarda solo le trivellazioni, riguarda il sistema dei rifiuti, riguarda le politiche industriali e quelle ambientali, riguarda il senso stesso della democrazia in Sicilia, e lo dimostra la natura stessa dell'accordo. Crocetta infatti non ha svenduto solo la nostra terra ad un gruppo di petrolieri, ma ha messo in discussione anche la nostra democrazia. Non è pensabile ipotecare in un accordo con i petrolieri il potere legislativo del parlamento regionale e garantire che non ci saranno modifiche alle royalties per il futuro. Lui minaccia che le trivellazioni si faranno lo stesso nonostante il voto del Parlamento, io penso che sia un fatto gravissimo e se non saranno i partiti presenti all'Ars a difendere la democrazia perché troppo compiacenti allora lo faremo noi, e con essa difenderemo la nostra terra. Lo faremo anche coi nostri corpi. Fermeremo le trivelle".

Il capogruppo di Forza Italia, Marco Falcone, chiede a Crocetta di riferire subito all'Ars: "L'accordo tra Assomineraria e la Regione siciliana sulle trivellazioni è lesivo degli interessi dell'Isola dal punto di vista ambientale, ma rischia di esserlo ancor di più sotto il profilo economico. Un protocollo che bypassa completamente il parlamento regionale, messo ancora una volta ai margini, e senza alcun pudore, dal presidente Rosario Crocetta. A fronte di un importante incremento della produzione - aggiunge falcone - Crocetta vorrebbe lasciare invariate le royalties, un vero e proprio bluff, considerando per di più che l'accordo con Assomineraria non prevede alcun aumento dei livelli occupazionali.

La questione sta assumendo contorni sempre meno chiari tant'è che si trova sul tavolo dell'autorità anticorruzione. Dove sono dunque i vantaggi per la nostra terra e per la nostra gente? Il governatore, che ha escluso il parlamento dalla trattativa, riferisca quanto prima in aula, assumendosi le proprie responsabilità, mentre l'assessore al Bilancio Baccei relazioni sulla parte economica in commissione Bilancio".
 


PER CROCETTA E RENZI LA GREEN ECONOMY PASSA DAL PETROLIO: che tenererezza...




oh CROCETTA CROCETTA...





martedì 4 novembre 2014

MATTEO: GIU' LE MANI DALLA SICILIA!!! STATTE BUONO CHE CI STIAMO ORGANIZZANDO!

UNA DATA STORICA->3 NOVEMBRE 2014: GRANDE MOMENTO DI RISVEGLIO CIVILE DELLA SICILIA A NOTO.

CARO AMICO (Matteo) TI SCRIVO, così mi distraggo un pò, e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò!! 
 NON SONO SOLO "4 COMITATINI" CONTRO LE TRIVELAZIONI GAS-PETROLIFERE. 
 CI SONO I SINDACI SICILIANI, L'UNESCO, GREENPEACE, LEGAMBIENTE, I COMITATI NOTRIV, E I CITTADINI!!

MATTEUCCIO, IL NOSTRO MODELLO DI SVILUPPO LO DECIDIAMO NOI: NE' TU DA FIRENZE, NE' L'ONDIVAGO ROSARIO CROCETTA DALLA SUA GELA, CHE è STATA LA CITTA' PIù MARTORIATA DAL PETROLIO!UNA GRANDE BATTAGLIA CIVILE E GIURIDICA SI PROFILA ALL'ORIZZONTE CON IN TESTA I SINDACI SICILIANI.                                                                                              TUTTI SIAMO COINVOLTI E POSSIAMO ESSERE PROTAGONISTI

...oh Renzi Renzi...dove ti sei cacciato!